Consultori Familiari e legge 194
di Pina Adorno
La legge 194/78 prevede che annualmente il Ministro della Salute invii una relazione al Parlamento per illustrare l’andamento del fenomeno delle interruzioni volontarie della gravidanza e lo stato di applicazione della legge stessa.
Il 4 agosto 2011, con la relazione sulla attuazione della 194/78, il ministro Fazio ha fornito i dati definitivi del 2009 e quelli preliminari del 2010, raccolti dal Sistema di Sorveglianza Epidemiologica delle IVG, con la collaborazione dell’ISS, del Ministero della Salute, dell’ISTAT, delle Regioni e delle Province autonome.
Dati che sostanzialmente confermano il decremento costante del numero di IVG, sia come dato assoluto (- 3.200 rispetto al 2009, pari al 2,7%) sia come tasso di abortività (- 2,5%), come pure viene confermato il minore ricorso all’aborto in Italia rispetto a tutti i paesi occidentali, anche tra le giovanissime.
Nel Lazio la riduzione delle IVG è del 3,6 % rispetto all’anno precedente, un valore più alto in rapporto al dato nazionale.
Il ricorso al Consultorio Familiare è in aumento rispetto al passato e costituisce una scelta preferenziale rispetto ad altre fonti di informazione e certificazione, soprattutto per le cittadine immigrate, in quanto il Consultorio è un servizio a bassa soglia di accesso e spesso dotato del servizio di mediazione culturale. Il dato rimane comunque basso (39,4% - dato nazionale, 48,9% nel Lazio) e si auspica che il numero di donne che fanno richiesta di IVG nei Consultori aumenti.
- NOVITA' -
1 agosto 2011
Immagina . . .
Non è facile rappresentare un servizio senza ricorrere ad elenchi di prestazioni e operatori o alle esigenze di chi a quel servizio si rivolge. Crediamo che l'immagine qui riprodotta riesca a raccogliere e a tradurre con un gesto artistico l'idea e la realtà dei nostri consultori e l'abbiamo scelta come manifesto della Consulta.
Grazie a Lucilla Gross per l'ideazione grafica e a Cristina Di Placido per la stampa.
24 luglio 2011
20 luglio 2011
Opuscoli e fondi pubblici
Ormai da parecchi anni le Amministrazioni Pubbliche, dagli Enti Locali ai Ministeri, usano ricorrere a opuscoli e vademecum di vario genere per comunicazioni ritenute di pubblica utilità.
A volte l’elaborazione del contenuto viene affidata ad associazioni di settore, altre volte è frutto del lavoro di un gruppo selezionato dal politico di turno.
A volte l’utilità del mezzo è discutibile, qualche volta è probabile o concreta, altre volte il contenuto e la modalità di argomentazione della pubblicazione sembrano addirittura controproducenti rispetto all’obiettivo dichiarato.
Non si può dubitare a priori della buona fede di chi se ne assume la paternità/maternità politica, ma è quanto meno discutibile che chi vuole dare informazioni per contrastare un fenomeno negativo o promuovere comportamenti virtuosi non ricorra alle competenze e alle professionalità che esistono all’interno delle amministrazioni o delle istituzioni che rappresenta, ma si rivolga ad organismi privati, sovvenzionati a tal fine.
Per esemplificare, mi soffermo sull’opuscolo “Come vivere serenamente la maternità” recentemente pubblicato con fondi del Comune di Roma, su iniziativa di Lavinia Mennuni, delegata alle Pari Opportunità e alle relazioni con il mondo cattolico dal sindaco Alemanno.
Il testo affronta vari aspetti della maternità e tratta in maniera prevalente la depressione post partum, dando indicazioni su come riconoscerla e come affrontarla.
A parte la pericolosità di questo invito al ”fai da te” rispetto alla diagnosi di un problema serio e delicato come la depressione legata alla nascita di un figlio, stupisce e disorienta il fatto che nemmeno un rigo della pubblicazione faccia riferimento a servizi che per loro peculiare compito istituzionale si occupano di maternità. Parlo, ovviamente, dei Consultori Familiari, distribuiti su tutto il territorio della città, pubblici, gratuiti e competenti in materia, riferimento importante – se conosciuto – per il sostegno alla donna e alla coppia nei momenti di passaggio delle fasi di trasformazione del ciclo vitale.
Né, per la stesura del vademecum, è stata chiesta la collaborazione o almeno il parere della Consulta dei Consultori – che, ricordo, è una istituzione del Comune di Roma e non un’associazione qualunque, e la cui delibera istitutiva prevede che si esprima su tutti gli atti che riguardano la salute e la condizione delle donne, oggetto dell’intervento del Comune di Roma.
A volte l’elaborazione del contenuto viene affidata ad associazioni di settore, altre volte è frutto del lavoro di un gruppo selezionato dal politico di turno.
A volte l’utilità del mezzo è discutibile, qualche volta è probabile o concreta, altre volte il contenuto e la modalità di argomentazione della pubblicazione sembrano addirittura controproducenti rispetto all’obiettivo dichiarato.
Non si può dubitare a priori della buona fede di chi se ne assume la paternità/maternità politica, ma è quanto meno discutibile che chi vuole dare informazioni per contrastare un fenomeno negativo o promuovere comportamenti virtuosi non ricorra alle competenze e alle professionalità che esistono all’interno delle amministrazioni o delle istituzioni che rappresenta, ma si rivolga ad organismi privati, sovvenzionati a tal fine.
Per esemplificare, mi soffermo sull’opuscolo “Come vivere serenamente la maternità” recentemente pubblicato con fondi del Comune di Roma, su iniziativa di Lavinia Mennuni, delegata alle Pari Opportunità e alle relazioni con il mondo cattolico dal sindaco Alemanno.
Il testo affronta vari aspetti della maternità e tratta in maniera prevalente la depressione post partum, dando indicazioni su come riconoscerla e come affrontarla.
A parte la pericolosità di questo invito al ”fai da te” rispetto alla diagnosi di un problema serio e delicato come la depressione legata alla nascita di un figlio, stupisce e disorienta il fatto che nemmeno un rigo della pubblicazione faccia riferimento a servizi che per loro peculiare compito istituzionale si occupano di maternità. Parlo, ovviamente, dei Consultori Familiari, distribuiti su tutto il territorio della città, pubblici, gratuiti e competenti in materia, riferimento importante – se conosciuto – per il sostegno alla donna e alla coppia nei momenti di passaggio delle fasi di trasformazione del ciclo vitale.
Né, per la stesura del vademecum, è stata chiesta la collaborazione o almeno il parere della Consulta dei Consultori – che, ricordo, è una istituzione del Comune di Roma e non un’associazione qualunque, e la cui delibera istitutiva prevede che si esprima su tutti gli atti che riguardano la salute e la condizione delle donne, oggetto dell’intervento del Comune di Roma.
19 luglio 2011
Nuovi locali per il consultorio di via Montuori
Questa mattina il Municipio XI ha consegnato alla Asl RmC i locali situati in via delle Sette Chiese, destinati ad accogliere il consultorio che attualmente opera in via Montuori. Completata la ristrutturazione da parte del Municipio, si è avviata l'esecuzione dei lavori a carico della Asl per consegnare ai cittadini un consultorio in grado di rispondere dignitosamente alle loro esigenze di salute e di prevenzione, con locali più ampi ed accoglienti, idonei allo svolgimento delle attività consultoriali.
In un momento così critico per la sanità pubblica e per i consultori, fa particolarmente piacere questo annuncio e speriamo di poter festeggiare al più presto l'apertura del nuovo consultorio.
In un momento così critico per la sanità pubblica e per i consultori, fa particolarmente piacere questo annuncio e speriamo di poter festeggiare al più presto l'apertura del nuovo consultorio.
Donne e Diritti - Rapporto CEDAW
Il Governo italiano sotto esame dal Comitato CEDAW delle Nazioni Unite
Siamo arrivate da pochi giorni a New York e già stiamo rifacendo le valigie per tornare in Italia, riabbracciare i nostri cari e rimetterci a lavorare. Non siamo state delle buone turiste per la grande mela, ma sicuramente la nostra presenza come piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW ” è un elemento di avanzamento per i diritti delle donne in Italia. Ma che cosa è la CEDAW? È un trattato, uno dei principali delle Nazioni unite, del 1979, sottoscritto da quasi tutti i Paesi del mondo, per assicurare l’applicazione e il pieno godimento dei diritti delle donne. L’Italia ha ratificato la Convenzione per l’Eliminazione di ogni discriminazione contro le donne nel 1985. Ogni 4 anni i vari governi devono presentare un rapporto ad un Comitato di 23 membri, esperti da tutto il mondo, per illustrare cosa hanno migliorato, come e quali risultati hanno ottenuto. Nel corso della 49a sessione alle Nazioni Unite, il 14 luglio a New York, hanno risposto i rappresentanti del governo italiano. Il Comitato CEDAW, ha discusso e chiesto ulteriori informazioni alla delegazione governativa composta da 25 rappresentanti del governo venuti a New York e altrettanti presenti in video conferenza da Roma. Come voce di controcampo, il comitato ha ricevuto altri 4 rapporti ombra, tra cui quello preparato dalla piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW”, che mette in luce quanto ancora c’è da fare in Italia per garantire un eguale e soprattutto reale accesso e partecipazione alla politica, al lavoro, alla salute, alla protezione dalla violenza, alla cultura etc.. a tutte le italiane, migranti, seconda generazione, disabili, rom e alle persone con diverso orientamento sessuale.
Siamo arrivate da pochi giorni a New York e già stiamo rifacendo le valigie per tornare in Italia, riabbracciare i nostri cari e rimetterci a lavorare. Non siamo state delle buone turiste per la grande mela, ma sicuramente la nostra presenza come piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW ” è un elemento di avanzamento per i diritti delle donne in Italia. Ma che cosa è la CEDAW? È un trattato, uno dei principali delle Nazioni unite, del 1979, sottoscritto da quasi tutti i Paesi del mondo, per assicurare l’applicazione e il pieno godimento dei diritti delle donne. L’Italia ha ratificato la Convenzione per l’Eliminazione di ogni discriminazione contro le donne nel 1985. Ogni 4 anni i vari governi devono presentare un rapporto ad un Comitato di 23 membri, esperti da tutto il mondo, per illustrare cosa hanno migliorato, come e quali risultati hanno ottenuto. Nel corso della 49a sessione alle Nazioni Unite, il 14 luglio a New York, hanno risposto i rappresentanti del governo italiano. Il Comitato CEDAW, ha discusso e chiesto ulteriori informazioni alla delegazione governativa composta da 25 rappresentanti del governo venuti a New York e altrettanti presenti in video conferenza da Roma. Come voce di controcampo, il comitato ha ricevuto altri 4 rapporti ombra, tra cui quello preparato dalla piattaforma “Lavori in corsa: 30 anni CEDAW”, che mette in luce quanto ancora c’è da fare in Italia per garantire un eguale e soprattutto reale accesso e partecipazione alla politica, al lavoro, alla salute, alla protezione dalla violenza, alla cultura etc.. a tutte le italiane, migranti, seconda generazione, disabili, rom e alle persone con diverso orientamento sessuale.
Iscriviti a:
Post (Atom)
