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13 ottobre 2012

Rapporto del ministro Balduzzi sulle IVG

Consultorio? Sì, grazie!
di Pina Adorno


Il rapporto del ministro Balduzzi sull'andamento dell'interruzione volontaria della gravidanza in Italia conferma quello che chi lavora nei consultori sa bene da sempre: la presenza dei consultori riduce il ricorso all'IVG perchè aumenta il livello di prevenzione con l'informazione, la somministrazione e il controllo dei sistemi contraccettivi e perchè consente alle donne e alle coppie di prendere coscienza della necessità di tutelare la propria salute e di scegliere in sicurezza quando e come avere una gravidanza.
Nonostante il monitoraggio sistematico dei dati confermi anno dopo anno questa realtà e dimostri il risparmio - non solo in termini economici - che un investimento su questi servizi determinerebbe per tutelare la salute della donna, della coppia, del bambino, i consultori vengono inspiegabilmente emarginati all'interno delle Asl e ingiustamente attaccati da progetti legislativi regionali e Piani Famiglia governativi che ne mettono in discussione il valore e la necessità, attribuendo loro valenze ideologiche destituite di qualsiasi fondamento.
A Roma e nel Lazio è un continuo progettare, e purtroppo anche realizzare, chiusure e accorpamenti di sedi consultoriali da parte delle Asl, non considerando che il consultorio per definizione deve essere un servizio diffuso capillarmente sul territorio, perchè solo così potrebbe garantire interventi di "offerta attiva" su tutte le tematiche relative al Percorso Nascita, alla contraccezione, alla salute sessuale e riproduttiva, alla prevenzione dei tumori femminili ...
Arrivano continuamente alla Consulta segnalazioni di utenti preoccupate dalle "voci" che fanno temere la perdita di un riferimento per la salute come il consultorio, la cui presenza è da tempo diventata significativa nel proprio quartiere; qualche mese fa ha riguardato i consultori di via Casilina e di via Spencer nella Roma C, poi quelli di piazza dei Mirti e via Rubelia della Roma B, le sedi dei CCFF di piazza Castellani, di via Salaria e di via Atto Tigri della Roma A, e adesso c'è grande fermento per la chiusura annunciata di via Manfredonia, presidio consultoriale frequentatissimo, nel quale si effettuano anche le vaccinazioni obbligatorie ai bambini. Per i cittadini di un quartiere come Quarticciolo perdere il consultorio di zona significherebbe non avere nessun riferimento ed essere costretti a spostarsi in località distanti e difficilmente raggiungibili.
Leggendo la relazione del ministro Balduzzi, così piena di affermazioni lusinghiere sull'efficacia del modello di intervento consultoriale, affermazioni che discendono non dall'opinione del ministro ma dall'elaborazione dei dati in possesso del Ministero, viene da chiedersi perchè non se ne traggano le logiche conseguenze e non si dia il via ad un piano nazionale che porti a regime il numero dei consultori e la completezza delle équipe, come avviene per i medici di base.
Le risorse scarseggiano, lo sappiamo, ma partendo dal non sopprimere i consultori che esistono e delineando una direzione  di incremento, si potrebbe progressivamente dotare il Paese di una rete completa di consultori che, come più volte sottolineato - essendo servizi a bassa soglia e a basso costo - consentirebbero una reale tutela della salute sessuale e riproduttiva, facilitando gli accessi delle donne e degli uomini del territorio e gli interventi di "offerta attiva" da parte degli operatori.

10 ottobre 2012

Regione Lazio: decaduta la proposta Tarzia contro i consultori pubblici

Con le dimissioni di Renata Polverini si è chiusa una stagione decisamente cupa per i consultori del Lazio, per gli operatori e per le donne che su questi servizi contano per tutelare la propria salute. Chi ha seguito attraverso questo blog le battaglie che le donne singole e organizzate hanno ingaggiato contro la pdl Tarzia o ha partecipato alle numerose manifestazioni in difesa dei consultori pubblici, non può non esultare per la fine di quello che è stato un vero e proprio incubo.

Certo, a contenere l'esultanza per tale epilogo resta lo scandalo per il motivo che manderà a casa i consiglieri e la giunta regionale, scandalo reso ancora più intollerabile proprio dalle scelte politiche e amministrative che, a fronte dell'arricchimento illecito di alcuni protagonisti di questa squallida stagione, hanno progressivamente privato di risorse il sistema pubblico di sostegno alle fasce più deboli e disagiate della popolazione, a beneficio di una serie di associazioni private e di ancor più “privatissimi” interessi.

La soddisfazione di tutte noi per lo scampato pericolo non deve però far abbassare la guardia per il futuro; questa esperienza ha infatti dimostrato che i diritti acquisiti non lo sono per sempre, e vanno difesi in maniera permanente.

Da oggi non sarà più presente su questo blog l’appello contro la pdl Tarzia, appello lanciato nel settembre 2010 e firmato da oltre 100.000 cittadine/i del Lazio. Speriamo vivamente che si possa andare a votare al più presto e speriamo soprattutto che i nuovi amministratori diano prova di essere adeguati al compito di lavorare nell’interesse della comunità regionale e delle cittadine e cittadini del Lazio.



A seguire pubblichiamo il testo del comunicato che l’Assemblea Permanente delle Donne in difesa dei consultori pubblici ha scritto in occasione delle dimissioni della presidente Polverini.

NOI SAPPIAMO, NOI RICORDIAMO


Non possiamo che essere soddisfatte delle dimissioni di Renata Polverini, noi che da oltre due anni conduciamo strenuamente la battaglia contro la proposta Tarzia e contro le politiche corrotte e antisociali della giunta regionale. La proposta Tarzia per noi è stata l’emblema di questa maggioranza e il contrario esatto delle politiche che devono essere fatte e di cui abbiamo bisogno

25 agosto 2012

Consultori e crisi

Perché difendere e potenziare i consultori familiari ci aiuta a risparmiare

di Pina Adorno e Maria Marcelli


Sappiamo tutti che il momento che stiamo vivendo non consente di sprecare le risorse ormai estremamente limitate di cui disponiamo, e sappiamo anche che per affrontare i serissimi problemi che la società del 2000 ha di fronte è necessario dotarsi di un piano globale che ottimizzi le risorse e metta in sinergia le linee di intervento già in atto o da implementare nei diversi settori.

Non sappiamo ancora nel dettaglio a cosa porteranno i tagli nella sanità che in questi mesi sono allo studio del governo Monti, tagli necessari per ridurre il debito pubblico e che coinvolgono tutti noi.

Ci preme però sottolineare un aspetto che riteniamo fondamentale se vogliamo razionalizzare la spesa sanitaria ed eliminare gli sprechi: i servizi di primo livello vanno salvaguardati e in prospettiva incrementati perché consentono di massimizzare i risultati in termini di salute con il minor costo possibile. Infatti, servizi come i consultori familiari consentono di investire sulla salute della popolazione in termini di stili di vita sani, con un effetto moltiplicatore sul benessere complessivo e sulla consapevolezza di ciascuno della propria responsabilità nella tutela della salute, prevenendo patologie che richiederebbero in prospettiva costi molto maggiori.

Negli ultimi anni, analisti delle banche centrali, economisti vincitori di premi Nobel, esperti di organismi internazionali dedicati allo sviluppo, hanno sottolineato la necessità di aumentare gli investimenti pubblici per sostenere :

 la relazione madre bambino nei primissimi anni di vita, (questo sulla base di studi che dimostrano che tali interventi possono mettere le nuove generazioni sulla strada di uno sviluppo delle loro potenzialità, prevenendo vari tipi di esiti sfavorevoli a medio e lungo termine)

 i servizi dedicati alla salute delle donne per la possibilità di incidere in termini di salute sull’intera popolazione.

Si potrebbero stimare anche in Italia i costi e i risparmi che un servizio di primo livello organizzato come il Consultorio Familiare può assicurare, per questo abbiamo delineato nello schema che segue alcuni indicatori utili:

OBIETTIVI
EFFETTI ATTESI
POTENZIALI RISPARMI
tutela salute donna
maggiore ricorso alla prevenzione e alla diagnosi precoce
minori costi per interventi per patologie in fase avanzata
applicazione legge 194
promozione uso contraccezione
minori costi per Interruzioni Volontarie della Gravidanza (IVG)
 
I rapporti annuali del Ministero della salute confermano che nei territori in cui operano i CCFF è più evidente la riduzione del ricorso all'IVG
promozione della salute sessuale e della fertilità in età adolescenziale
riduzione delle gravidanze indesiderate in età adolescenziale
minori costi sanitari e sociali per l'assistenza di gravidanze a rischio
consulenza preconcezionale
promozione di stili di vita sani per prevenzione gravidanze a rischio e patologie dei nascituri
minori costi sanitari e sociali a breve - medio e lungo termine
 
Nei paesi anglosassoni la stima sui ritorni economici degli interventi precoci di sostegno alla relazione madre bambino è stata calcolata da due-tre volte a dieci-quindici volte quanto investito 
sostegno gravidanza e gruppi di accompagnamento alla nascita
riduzione dell'eccessiva medicalizzazione
migliori esiti per la gravidanza e il parto
riduzione del n° di parti cesarei
sostegno alla genitorialità e promozione di azioni efficaci per la salute del bambino
maggiore soddisfazione nella relazione madre padre bambino
attivazione di reti di mutuo aiuto tra pari
promozione allattamento seno
riduzione del n° di patologie per incidenti e per SIDS

Se al contrario non si riconosce il valore e l’efficacia di investire sulla “base” della piramide dei servizi sanitari e sociosanitari significa che l’obiettivo non è lo stato di salute della popolazione e che il modello di riferimento non è quello del servizio sanitario pubblico, ma un sistema che incentiverà il ricorso alle assicurazioni private, moltiplicando le prestazioni specialistiche che saranno accessibili solo per chi se le potrà permettere.

Per questo ci stupisce leggere nel “Piano Famiglia” formulato di recente dal governo, un attacco al modello consultoriale in quanto tale, soprattutto perché caratterizzato come servizio di genere, dimenticando che tutte le agenzie internazionali considerano prioritario intervenire per la salute delle donne, ritenute target strategico per la possibilità di incidere in termini di salute sull’intera popolazione, oltre che per la necessità di riequilibrare le discriminazioni che le colpiscono per quanto attiene tutti quei fattori considerati determinanti di salute.

Ci preme invece ricordare che «quando le donne stanno bene, tutto il mondo sta meglio» e lo afferma un grande economista contemporaneo come Amartya Sen!


2 giugno 2012

Mobilitazione alla Regione Lazio - Giovedì 7 giugno ore 10,00

Da tempo serpeggiava un grande disagio e un'urgenza di mobilitazione: alla battaglia che le donne hanno ingaggiato già dall'estate del 2010 contro la dissennata "riforma" dei Consultori Familiari proposta da Olimpia Tarzia e congelata in Commissione Lavoro e Servizi Sociali della Regione Lazio, si è aggiunta la preoccupazione e l'indignazione di tutto il settore dei servizi sociali per la proposta di legge dell'assessore Forte e per la riduzione delle spese per il sociale.
La misura è colma! e il bisogno di svelare a tutta la cittadinanza le conseguenze che l'approvazione di questa legge avrebbe sul livello di assistenza e di erogazione dei servizi ai cittadini, ha portato ad organizzare la manifestazione di giovedì 7 giugno, in concomitanza con la convocazione del Consiglio Regionale.
L'importanza di esserci e di manifestare pubblicamente le ragioni della mobilitazione è evidente a tutte le persone che credono nelle Istituzione e pensano che il servizio pubblico debba organizzare delle risposte credibili e utili ai bisogni delle persone. Pubblichiamo a seguire l'appello per la manifestazione del 7 giugno.


TAGLI AL SOCIALE: AVANZA IL DESERTO !


MOBILITAZIONE ALLA REGIONE LAZIO
Giovedì 7 giugno alle ore 10 - Consiglio regionale del Lazio

Via della Pisana, 1301

(uscita 32 Grande Raccordo Anulare - G.R.A., direzione fuori Roma)

"I cittadini, le famiglie, le organizzazioni del Terzo Settore, gli Enti Locali manifestano l'allarme per gli effetti devastanti della eventuale approvazione della proposta di legge dell’Assessore Forte sul sistema dei servizi sociali e dei tagli delle spese sociali.

Lanciamo un ultimo appello a tutti i Consiglieri regionali affinché questa proposta di legge iniqua e accentratrice venga modificata sostanzialmente e vengano garantite risorse sufficienti per i servizi sociali. Segnaliamo in particolare alcuni aspetti scellerati ed inefficaci:

- Il taglio drammatico dalla Regione ai Comuni di oltre il 60% che a Roma, come annuncia l’Assessorato Politiche Sociali retto dal vice-sindaco, abbatte i pur magri Piani di zona e, nell’intero Lazio, spazza via l’idea stessa di Livelli Essenziali di Assistenza, taglia servizi a oltre 250.000 persone e causerà la perdita del posto di lavoro per migliaia di operatori sociali.

- La proposta di legge ingigantisce gli Ambiti territoriali (OASI) fino a farli coincidere con i territori delle ASL: queste dimensioni territoriali espropriano la gestione dei servizi agli Enti Locali, ostacolano la partecipazione dei cittadini ed il controllo da parte della società civile.

- L’obbligo di costituire i CONSORZI di Comuni viola l'autonomia degli enti locali, smentisce le chiacchiere sul federalismo, centralizza le scelte e persino la gestione dei servizi, riducendo i Comuni a meri esecutori di aziende speciali, peraltro  più costose dell’attuale sistema di gestione. Altro che riduzione dei costi!

- L’attacco ai consultori pubblici tramite gli emendamenti inseriti dalla consigliera Tarzia, che contengono tutto il peggio della sua precedente  proposta di legge già bocciata dalle stesse donne perché viola la legge 194 dello Stato e rappresenta un attentato al loro diritto alla salute e all’autodeterminazione.

Chiediamo di eliminare questo impianto centralistico e proporre invece  un sistema di governance che favorisca l'efficienza e l'efficacia dei servizi sociali e restituisca responsabilità e partecipazione alle amministrazioni locali, al terzo settore e a tutte le comunità interessate.
Chiediamo l'impegno da parte del Consiglio regionale ad aprire una stagione di attenzione al sistema dei servizi sociali partendo dall’allocazione, nel bilancio regionale, delle risorse necessarie a garantire i livelli essenziali di assistenza e il consolidamento dei piani sociali di zona.
Non possiamo accettare tagli ai servizi sociali!Contro la proposta di legge Forte e il taglio delle risorse per le politiche sociali, che inevitabilmente provocherà un’assenza di risposte ai bisogni dei  cittadini più deboli e causerà la perdita di migliaia di posti di lavoro di operatori sociali impegnati quotidianamente a fianco dei più fragili."

MOBILITAZIONE ALLA REGIONE LAZIO
Giovedì  7 giugno alle ore 10 - Consiglio regionale del Lazio
Via della Pisana, 1301
(uscita 32 Grande Raccordo Anulare - G.R.A., direzione fuori Roma)

Promotori : Soc!al Pr!de, Municipi Social Club, Forum Terzo Settore Lazio, Città Visibile, CNCA, Comitato Operatori Sociali Bassa Sabina, Arcisolidarietà, Assemblea permanente delle Donne per i consultori, Action, Ordine Assistenti Sociali, Ordine Psicologi del Lazio, Lega Coop, AGCI, Comune di Monterotondo, Coop. Al Parco, Coop. Agora’, Coop. Arca Di Noe’, Assistenza e Territorio, Coop. Cecilia , Co.Tr.Ad, H-Anno Zero, Il Pungiglione, Coop. Iskra, Coop. Magliana Solidale, Coop. O.Sa.L.A., Coop. Prassi & Ricerca, Coop. S.Onofrio, Coop. S.Saturnino, Coop. Agricoltura Capodarco, Coop. Parsec, Coop. Magliana '80, Coop. Eureka I, Associazione La Tenda, Coop. Il Cammino, Associazione La Nuova Stagione, Coop. FOLIAS., Coop ERMES, Associazione Pixi, Coop.Acquario 85, Ass. ASIS, Arciragazzi, Cemea del Mezzogiorno, CERF, Grid, Centro Rampi, Svises, Arcipelago, Città educativa, Progetto Salute, Coop Alternata silos, Coop Il brutto Anatroccolo, Coop Stand Up, Ass. Antropos, Ass. Ottantanove, Ass. Sportiva Ciampacavallo.

6 marzo 2012

Emergenza Consultori

Riceviamo dalla Rete delle Donne del II Municipio questo articolo di ricostruzione e di denuncia della grave situazione in cui versano le strutture consultoriali del territorio, presidi fondamentali a tutela della salute delle tante donne, coppie, famiglie e giovani che vivono, lavorano, studiano in quella zona.
Non è una situazione isolata, soprattutto nella Asl RmA dove, tanto per fare un esempio, il Consultorio della Scarpetta, chiuso per lavori di ristrutturazione effettuati con i fondi destinati ai consultori, non è stato riaperto e ha lasciato spazio ad un centro per l'autismo (0-26 anni!).
L'emergenza consultori coinvolge quasi tutte le Asl romane: oltre a venir meno ai livelli essenziali di assistenza e all'equilibrio tra prevenzione, cura, riabilitazione, la riduzione del numero e dell'efficenza dei consultori è un grosso danno anche economico perchè un servizio dedicato alle cure primarie e alla promozione della salute riesce a realizzare notevoli risparmi in termini di bilancio per le aziende sanitarie e anche di conseguenze sulla salute psicofisica dei cittadini.


NO ALLA CHIUSURA DEL CONSULTORIO DI VIA SALARIA 144

di Carla Fermariello


Il 9 febbraio 2012, in occasione della discussione in Commissione regionale Politiche Sociali della proposta di legge sul Sistema integrato degli interventi, dei servizi e delle prestazione sociali per la persona e la famiglia nella Regione Lazio, è stato presentato dalla maggioranza un emendamento a firma dell’On. Tarzia in cui si proponeva di abrogare la norma che disciplina le attività specifiche del consultorio pubblico. Il tentativo di far rientrare dalla finestra ciò che, raccogliendo 100.000 firme, le donne del Lazio avevano messo fuori dalla porta è stato bloccato da tutta l’opposizione e l’emendamento è stato ritirato.

Vale la pena ricordare che il consultorio familiare è una struttura socio-sanitaria che, solo per citare alcune delle sue fondamentali attività, prepara alla maternità e paternità consapevoli, organizza corsi per la preparazione al parto, offre assistenza sociale e psicologica alla donna e alla coppia, fornisce l'educazione sanitaria in ordine allo sviluppo fisico, psichico e sociale del bambino e alla prevenzione degli incidenti domestici, promuove iniziative di educazione sessuale, in particolare verso i giovani e, infine, fornisce assistenza e consulenza ai fini dell'adozione e dell'affidamento.

L’aggressione ai consultori familiari, tuttavia, non avviene solo a livello regionale: i consultori familiari infatti sono sotto assedio ovunque governi la destra, dal Comune ai Municipi.

Nel II Municipio il Consultorio di Via Salaria, che in vista del trasferimento di quello in Via Atto Tigri, rimarrà l’unico sul territorio, offre un servizio di eccellenza a tutta la popolazione residente, garantendo i servizi socio-sanitari – grazie alla rete locale di associazioni – anche alle persone immigrate che giornalmente si recano in secondo municipio per motivi di lavoro. Il consultorio è un presidio storico che, anche per la favorevole posizione in cui si trova (accanto ad una scuola, a due passi dalla sede universitaria, adiacente ad un mercato in un quartiere densamente popolato), rappresenta un punto di riferimento, l’unico fra poco, per i cittadini e le cittadine di quell’area.

16 febbraio 2012

La vita siamo noi

Comunicazione di Laura Piretti

UDI - Unione donne in Italia - Modena
e componente del gruppo nazionale UDI Generare oggi


Siamo in molte provenienti dalla Regione Emilia Romagna e della realtà dei consultori di questa regione si sono già sentite più voci. Non sono un'operatrice e non sono una amministratrice, dunque non porterò dati che sono in ogni caso facilmente reperibili. I consultori di Modena sono una realtà molto consolidata; sono stati istituiti prima ancora della legge nazionale ed hanno conosciuto una forte partecipazione delle donne, attraverso i comitati di gestione sociale

Il mio punto di vista è quello di una donna che sia a livello locale che nazionale, attraverso l'UDI, ha partecipato e seguito con particolare attenzione le questioni riguardanti il corpo e la salute delle donne, la maternità, la nascita, la non nascita, la legge 194, la legge 40. Vi sono anche documenti sia dell'UDI di Modena che nazionali, nei quali sono contenute riflessioni e proposte attorno a questi temi, riflessioni nate dal confronto non solo interno alla nostra associazione, ma con altre associazioni di donne e gruppi e singole oltre che con le istituzioni là dove è stato necessario.

Anche per il poco tempo che abbiamo e per la necessità di far parlare le molte che ancora sono iscritte, credo sia utile portare alla discussione di questa Assemblea e all'elaborazione che i gruppi dovranno fare, alcune considerazioni parziali, rispetto ai problemi complessivi, ma che toccano, secondo me, alcune criticità di fondo.

Sui consultori non credo che neppure l' Emilia Romagna sia un'isola felice, come forse è sembrato capire da alcuni interventi, nonostante il loro alto tasso di "resistenza" rispetto allo scadimento e difficoltà e svuotamento di significato che si registra ormai da tante parti.

Ho sentito dire che le donne stanno abbandonando i consultori, nel senso che, a parte le donne straniere, le giovani, le meno giovani e le donne "storiche", quelle che hanno fatto la battaglia per i consultori, al Consultorio non ci vanno più. Credo sia vero per i tanti motivi che sono stati detti: a parte le eccellenze, sparse ovunque sul territorio, e le resistenze alla normalizzazione, sono spesso meri ambulatori di scarsa accessibilità, spesso integrati nel servizio ospedaliero, dove non si parla più di sessualità, di interventi integrati. Hanno perso quell'identità che avevano all'inizio, (pur nel compromesso di definirli "Consultori familiari"), dovuta anche alla motivazione e alla formazione delle operatrici e degli operatori, e dal loro lavorare in equipe.

Aggiungo che le donne che "partecipavano" attorno ai consultori sono state allontanate con la chiusura delle gestioni sociali, con l'aziendalizzazione dei consultori così come di tutta la sanità. Si è mai visto un'azienda che permette ad utenti/clienti di interferire su programmi, servizi ecc? Al loro posto i comitati consultivi misti, dove la "partecipazione" non è "per utenza" ma "per associazioni", dove il tema salute donna è insieme con oculistica e cardiologia ecc.

Dunque occorre ripensare ad una partecipazione delle donne attorno ai Consultori, partendo dalle situazioni locali.

Sui temi "caldi" che attraversano i Consultori e sui quali siamo sempre in trincea, ad esempio la legge 194, ho fatto nel corso degli anni alcune riflessioni/esperienze che vi riporto.

14 febbraio 2012

La vita siamo noi

RAPPORTO SULL’ATTIVITA’ DEI CONSULTORI FAMILIARI ACCREDITATI DALLA REGIONE LOMBARDIA

di Daniela Fantini

ginecologa milanese

di Usciamo dal silenzio e di Se non ora quando Lombardia

 La gestione della Regione Lombardia ha completamente stravolto le finalità dell’attività del consultorio previste dalla legge nazionale che sottolineava le caratteristiche di intervento sulla donna, sulla salute riproduttiva e sulla famiglia, garantendo il diritto alla procreazione consapevole .Piano piano attraverso decreti ed emendamenti voluti e ispirati dal “governatore” Formigoni, nel 2010 il consultorio si è trovato a dover gestire il progetto Nasko attuato per prevenire l’interruzione della gravidanza. Premessa necessaria alla descrizione del sistema dei consultori è che in Lombardia vige il sistema della sussidiarietà:
Con la legge regionale 31 del '97, in Lombardia è stabilita la separazione fra le Asl (acquirenti di prestazioni) e i fornitori di prestazioni, con l'equiparazione tra pubblico e privato. Alla Regione spetta il compito di definire le regole di governo del sistema, che rappresentano gli strumenti principali di programmazione; l'Asl ha funzione di coordinamento e controllo del socio-sanitario; la gestione e la programmazione dei servizi sociali spetta ai Comuni.
Il terzo settore è riconosciuto come soggetto operante nel sistema socio-sanitario e socio-assistenziale (con l'istituzione di tavoli permanenti). Entra in vigore un sistema di finanziamento che attribuisce un determinato valore a ogni prestazione (DRG) e quindi l’attività preventiva ,una volta gratuita, diventa a pagamento come le altre prestazioni del SSN. Accade così che le strutture private programmino i servizi e le prestazioni maggiormente remunerative, drenando la maggior parte di risorse pubbliche disponibili. I consultori privati hanno così potuto accreditarsi in base a criteri definiti dalla Regione.
Essi riguardano la struttura e chi ci lavora, ma trascurano uno dei punti guida della legge sui consultori pubblici del 1975: la laicità. Accade così che molti consultori privati accreditati di matrice cattolica possano fare obiezione di coscienza di struttura, rifiutando le pratiche relative alla legge 194 e promuovendo un certo tipo di “educazione” alla sessualità.

Attualmente la rete è composta da 216 sedi principali, 152 pubbliche e 72 private accreditate. Queste ultime nel 2007 erano 54. Solo 2 consultori privati sono laici. Si può notare che tra i consultori pubblici nel 2006 si contavano ben 72 strutture pubbliche dislocate (dipendenti da un consultorio principale perché mancanti di alcune delle figure professionali previste), mentre tra quelli privati solo 5 sono in questa situazione.

10 febbraio 2012

I CONSULTORI NON SI TOCCANO!

Quello che segue è il comunicato diffuso dall'Assemblea delle Donne contro la proposta Tarzia, coordinamento costituitosi nel luglio 2010 per contrastare i tentativi di distruggere il patrimonio dei consultori pubblici del Lazio, messo in atto dalla Giunta Polverini  fin dai primi giorni del suo insediamento. Quello dell'assessore Forte è solo l'ultimo di una serie nutrita di attacchi alla autodeterminazione delle donne e alla tutela della loro salute.

I Consultori non si toccano!

La Giunta Polverini ci riprova. Ancora una volta abbiamo capito chiaramente quali sono le priorità della Giunta Regionale.

Ieri, in commissione lavoro, durante la discussione sulla proposta di legge sul 'sistema integrato di interventi dei servizi e delle prestazioni sociali per la persona e la famiglia nella regione Lazio', l'Assessore Forte ha compiuto l'ennesimo tentativo di cancellare i Consultori Familiari così come li abbiamo conosciuti e così come, con le lotte, ce li siamo conquistati.

È stato, infatti, presentato un emendamento con il quale si vuole abrogare l'Art. 6 della L.R. 15/76, ovvero quell’articolo dove veniva definita e normata l'attività dei consultori e la loro funzione. L'emendamento per il momento è stato accantonato grazie alle pressioni delle opposizioni, ma questo non cancella la sua gravità e non significa che il pericolo sia scongiurato.

Questo ulteriore attacco alla salute e alla libertà di scelta delle donne, viene non a caso a neanche un mese di distanza dalla dimostrazione di forza e autorevolezza dell'Assemblea permanente delle donne contro la proposta Tarzia, Assemblea promotrice dell’incontro nazionale sulla difesa dei consultori e dell'autodeterminazione delle donne “La vita siamo noi” - che ha fatto confluire a Roma centinaia di donne da tutt'Italia, che si stanno organizzando per opporsi ai continui e reiterati attacchi contro i loro diritti e i loro spazi di libertà.

Probabilmente le donne fanno paura a questa Giunta, che forse teme un'altra sconfitta come quella che ha subito quando la caparbietà delle donne del Lazio ha fatto in modo che l'iter della proposta Tarzia venisse bloccato. Forse è per questo che ancora una volta si tenta con squallidi trucchetti di coglierci impreparate, per distruggere ciò che è nostro di diritto. E forse è per paura che la Presidente Polverini, una donna, nonostante i nostri appelli, ancora non ci ha ricevuto.

Vogliamo ancora una volta lanciare un appello alla Presidente Polverini, affinché ci incontri, ascolti le ragioni di quelle donne che dice di "avere a cuore" e riceva le 100.000 firme raccolte in tutta la regione Lazio in favore dei consultori.

Vogliamo ricordare all'Assessore Forte che noi non ci lasciamo intimorire da colpi di mano di basso profilo, che continueremo ad essere vigili e a tenere gli occhi ben aperti e che siamo disposte a continuare la nostra mobilitazione permanente e siamo altrettanto pronte a lottare per difendere la nostra salute e la nostra libertà!


Assemblea permanente delle donne contro la proposta di legge Tarzia

Roma 10 .02.2012


Nuovo pericoloso attacco ai consultori pubblici

Ancora una volta ci tocca registrare un tentativo di lesione ai diritti delle donne e alla tutela della loro salute. La notizia è che l'assessore ai servizi sociali della regione Lazio, Aldo Forte - nel corso della Commissione di ieri, durante la discussione sulla proposta di legge sul "Sistema integrato di interventi dei servizi e delle prestazioni sociali per la persona e la famiglia nella Regione Lazio" - ha presentato un emendamento per l'abrogazione dell'art.6 della legge 15/76, che abrogava di fatto, con un colpo di mano, le attività dei consultori del Lazio e la loro funzione, definite da tale articolo. I consiglieri dell'opposizione non si sono fatti sorprendere e hanno bloccato il maldestro tentativo, almeno per il momento.
Riteniamo davvero violento ed offensivo l'atteggiamento della Giunta regionale nei confronti delle donne e degli operatori dei consultori che lavorano quotidianamente insieme alle donne per la difesa del loro diritto alla salute e alla autodeterminazione.
Riteniamo che le Istituzioni abbiano  il compito di tutelare e potenziare i servizi pubblici che, in condizioni a volte molto difficili, sono un riferimento concreto per i cittadini e rispondono alle loro richieste. Certo il loro compito non è quello di distribuire fondi pubblici affidando progetti a termine a una miriade di associazioni private che hanno durata breve e presenze effimere, e a volte anche competenze discutibili.  Perchè non rinforzare i servizi che esistono e lavorano da anni sul territorio?
Qual'è lo scopo dell'accanimento di questa Giunta contro i consultori pubblici e contro le numerose donne che in questi 35 anni li hanno frequentati?
E' un istintivo odio di genere, al di là delle affermazioni del "mi state a cuore"? O è una strana e anacronistica visione del mondo, di un mondo che non contempla le donne come soggetti autonomi e responsabili, ma solo come matrici e dispensatrici di servizi sociali?

20 luglio 2011

Opuscoli e fondi pubblici

Ormai da parecchi anni le Amministrazioni Pubbliche, dagli Enti Locali ai Ministeri, usano ricorrere a opuscoli e vademecum di vario genere per comunicazioni ritenute di pubblica utilità.


A volte l’elaborazione del contenuto viene affidata ad associazioni di settore, altre volte è frutto del lavoro di un gruppo selezionato dal politico di turno.

A volte l’utilità del mezzo è discutibile, qualche volta è probabile o concreta, altre volte il contenuto e la modalità di argomentazione della pubblicazione sembrano addirittura controproducenti rispetto all’obiettivo dichiarato.

Non si può dubitare a priori della buona fede di chi se ne assume la paternità/maternità politica, ma è quanto meno discutibile che chi vuole dare informazioni per contrastare un fenomeno negativo o promuovere comportamenti virtuosi non ricorra alle competenze e alle professionalità che esistono all’interno delle amministrazioni o delle istituzioni che rappresenta, ma si rivolga ad organismi privati, sovvenzionati a tal fine.

Per esemplificare, mi soffermo sull’opuscolo “Come vivere serenamente la maternità” recentemente pubblicato con fondi del Comune di Roma, su iniziativa di Lavinia Mennuni, delegata alle Pari Opportunità e alle relazioni con il mondo cattolico dal sindaco Alemanno.

Il testo affronta vari aspetti della maternità e tratta in maniera prevalente la depressione post partum, dando indicazioni su come riconoscerla e come affrontarla.

A parte la pericolosità di questo invito al ”fai da te” rispetto alla diagnosi di un problema serio e delicato come la depressione legata alla nascita di un figlio, stupisce e disorienta il fatto che nemmeno un rigo della pubblicazione faccia riferimento a servizi che per loro peculiare compito istituzionale si occupano di maternità. Parlo, ovviamente, dei Consultori Familiari, distribuiti su tutto il territorio della città, pubblici, gratuiti e competenti in materia, riferimento importante – se conosciuto – per il sostegno alla donna e alla coppia nei momenti di passaggio delle fasi di trasformazione del ciclo vitale.

Né, per la stesura del vademecum, è stata chiesta la collaborazione o almeno il parere della Consulta dei Consultori – che, ricordo, è una istituzione del Comune di Roma e non un’associazione qualunque, e la cui delibera istitutiva prevede che si esprima su tutti gli atti che riguardano la salute e la condizione delle donne, oggetto dell’intervento del Comune di Roma.