- NOVITA' -
Visualizzazione post con etichetta servizi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta servizi. Mostra tutti i post

18 aprile 2013

Più servizi e meno sportelli per le donne

Nell’Italia dove la nuova parola d’ordine sembra essere fare e soprattutto fare presto piuttosto che fare bene, vi segnalo la nascita dell’ennesimo “sportello” che in questo caso si propone come la soluzione ai problemi delle donne che hanno abortito e che, per questa ragione, …”si trovano a vivere un forte disagio emotivo e psicologico (depressione, ansie, fobie, disturbi sessuali)”.
E’ quanto si legge in una lettera del Movimento per la Vita Italiano indirizzata ai Direttori Sanitari delle Asl, con la richiesta di affiggere nelle sedi sanitarie… “la locandina allegata al fine di sensibilizzare e offrire un servizio gratuito alle utenti che purtroppo sono sempre più numerose.”

Lo sportello si chiama “Da Donna a Donna” ed è cofinanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Sarebbero tante le osservazioni da fare a proposito dei cosiddetti tecnici del governo Monti, che sono più volte intervenuti con provvedimenti a contenuto ideologico estremamente elevato (vedi Piano Famiglia del ministro Riccardi), ma voglio limitarmi ad alcuni punti essenziali:
  • le interruzioni volontarie della gravidanza, come è noto, sono in costante calo da trent’anni, e questo è affermato in tutte le relazioni annuali dei ministri della salute sull’applicazione della legge 194, che sottolineano soprattutto la funzione dei consultori nel ridurre il ricorso all’aborto.
  • il ‘disagio emotivo’ delle donne, oltre che dall’aver abortito, può derivare anche, e direi per qualcuna forse ancora di più, dal trovarsi senza lavoro, dal non avere servizi, dal non poter andare in pensione quando avevano già maturato il diritto ad andarci. Tra l’altro – a proposito di disagio emotivo – il Ministero del Lavoro ha definanziato e quindi annullato il bando 2012 per il progetto sulla parità tra uomo e donna a favore dell’inserimento lavorativo delle donne, attivo dal 1991.
  • lo sportello è pagato da tutti i cittadini. Perché affidare una competenza pubblica- peraltro già istituzionalmente affidata ai consultori familiari - ad un ente privato, per di più così connotato dal punto di vista ideologico e storicamente così contrario alla libera decisione e all’autodeterminazione delle donne? Perché non utilizzare quelle risorse per implementare la presenza e l’operatività dei consultori pubblici?
Lo abbiamo sottolineato più volte e voglio ribadirlo anche a commento di questa iniziativa: il sistema dei servizi sociali e sanitari è vasto e costoso e non possiamo permetterci di sprecare risorse destinandole a progetti autoreferenziali, che si pongono come ‘doppione’ o addirittura in antitesi con il mandato istituzionale dei servizi pubblici.

Finanziare progetti paralleli e alternativi al sistema pubblico dei servizi sociali e sanitari, oltre a disperdere le risorse, confonde e indebolisce il sistema di promozione e di protezione dei cittadini, e genera insicurezza e sfiducia nei confronti delle istituzioni.

Occorre invece avere un progetto unico, con obiettivi e finalità che si rivolgano e sostengano le esigenze di tutti, e che rappresenti una garanzia per tutti i cittadini in quanto essi sono parte - nella loro diversità e unicità individuale - di questo nostro Stato, anzi sono essi stessi lo Stato.
Per quanto riguarda la salute della donna, il progetto esiste già:
è infatti questo il senso della legge 405/75 che ha istituito i consultori per la tutela della salute psicofisica della donna, della legge 194/78 per la procreazione cosciente e responsabile, che disciplina l’interruzione volontaria della gravidanza, ed è il senso che anima il Progetto Obiettivo Materno Infantile (DM 24 aprile 2000) che individua risorse, tempi, modalità d’intervento necessari ad assicurare la prevenzione di patologie psichiche e fisiche che interessano la donna, i bambini, gli adolescenti e la promozione e la tutela della salute sessuale e riproduttiva dei singoli e delle aggregazioni familiari scaturite dalle loro scelte libere.

Basta con sportelli costosi ed effimeri che servono più a chi li apre che a dare risposte adeguate ai problemi che pretende di risolvere, non ne possiamo più! E’ ora di capire quali sono le esigenze concrete e reali dei cittadini italiani e organizzare senza sprechi un sistema di servizi territoriali certo ed efficiente, che pensi e realizzi risposte valutabili e modificabili, ma costanti nell’assicurare la presa in carico e nel trasmettere alle persone la certezza della risposta rispetto alle necessità esistenti e ai diritti che devono essere garantiti.
Se tutti i finanziamenti destinati negli ultimi vent'anni a progetti, iniziative creative e multiformi sportelli a tempo dedicati alle donne fossero stati concentrati nel migliorare o aprire nuovi servizi come i consultori, i centri antiviolenza, i servizi per l'infanzia... le donne e le famiglie avrebbero adesso un sostegno reale alle loro difficoltà di vita e sarebbero più contente.

Pina Adorno

13 ottobre 2012

Rapporto del ministro Balduzzi sulle IVG

Consultorio? Sì, grazie!
di Pina Adorno


Il rapporto del ministro Balduzzi sull'andamento dell'interruzione volontaria della gravidanza in Italia conferma quello che chi lavora nei consultori sa bene da sempre: la presenza dei consultori riduce il ricorso all'IVG perchè aumenta il livello di prevenzione con l'informazione, la somministrazione e il controllo dei sistemi contraccettivi e perchè consente alle donne e alle coppie di prendere coscienza della necessità di tutelare la propria salute e di scegliere in sicurezza quando e come avere una gravidanza.
Nonostante il monitoraggio sistematico dei dati confermi anno dopo anno questa realtà e dimostri il risparmio - non solo in termini economici - che un investimento su questi servizi determinerebbe per tutelare la salute della donna, della coppia, del bambino, i consultori vengono inspiegabilmente emarginati all'interno delle Asl e ingiustamente attaccati da progetti legislativi regionali e Piani Famiglia governativi che ne mettono in discussione il valore e la necessità, attribuendo loro valenze ideologiche destituite di qualsiasi fondamento.
A Roma e nel Lazio è un continuo progettare, e purtroppo anche realizzare, chiusure e accorpamenti di sedi consultoriali da parte delle Asl, non considerando che il consultorio per definizione deve essere un servizio diffuso capillarmente sul territorio, perchè solo così potrebbe garantire interventi di "offerta attiva" su tutte le tematiche relative al Percorso Nascita, alla contraccezione, alla salute sessuale e riproduttiva, alla prevenzione dei tumori femminili ...
Arrivano continuamente alla Consulta segnalazioni di utenti preoccupate dalle "voci" che fanno temere la perdita di un riferimento per la salute come il consultorio, la cui presenza è da tempo diventata significativa nel proprio quartiere; qualche mese fa ha riguardato i consultori di via Casilina e di via Spencer nella Roma C, poi quelli di piazza dei Mirti e via Rubelia della Roma B, le sedi dei CCFF di piazza Castellani, di via Salaria e di via Atto Tigri della Roma A, e adesso c'è grande fermento per la chiusura annunciata di via Manfredonia, presidio consultoriale frequentatissimo, nel quale si effettuano anche le vaccinazioni obbligatorie ai bambini. Per i cittadini di un quartiere come Quarticciolo perdere il consultorio di zona significherebbe non avere nessun riferimento ed essere costretti a spostarsi in località distanti e difficilmente raggiungibili.
Leggendo la relazione del ministro Balduzzi, così piena di affermazioni lusinghiere sull'efficacia del modello di intervento consultoriale, affermazioni che discendono non dall'opinione del ministro ma dall'elaborazione dei dati in possesso del Ministero, viene da chiedersi perchè non se ne traggano le logiche conseguenze e non si dia il via ad un piano nazionale che porti a regime il numero dei consultori e la completezza delle équipe, come avviene per i medici di base.
Le risorse scarseggiano, lo sappiamo, ma partendo dal non sopprimere i consultori che esistono e delineando una direzione  di incremento, si potrebbe progressivamente dotare il Paese di una rete completa di consultori che, come più volte sottolineato - essendo servizi a bassa soglia e a basso costo - consentirebbero una reale tutela della salute sessuale e riproduttiva, facilitando gli accessi delle donne e degli uomini del territorio e gli interventi di "offerta attiva" da parte degli operatori.

6 ottobre 2012

I consultori, le donne e l'allattamento

Come annunciato nei giorni scorsi, si è svolto presso il consultorio di via dei Lincei il seminario organizzato dalla Consulta dei Consultori di Roma, dedicato alla promozione dell’allattamento al seno, e non solo. E’ stata un’occasione importante per condividere i contributi che gli operatori hanno portato per documentare e illustrare i numerosi interventi che si svolgono nei consultori per il sostegno dell’allattamento materno e più in generale di tutto il Percorso Nascita.
















E’ stata una mattinata densa di comunicazioni su dati, strumenti di rilevazione e di formazione, filmati e fotografie ….  ma anche di numerose testimonianze di donne/mamme che con i loro bambini in braccio o allattati sul grande materassino verde predisposto nella sala, hanno di fatto ricreato, raccontato e reso visibile ed emotivamente percepibile ai presenti, il clima di fiducia e di relazione positiva che hanno sperimentato nei loro consultori e che ha consentito loro di sentirsi madri competenti.




Un incontro ricco ed emozionante che non si è esaurito con la conclusione dei lavori della mattinata, ma che proseguirà con la raccolta sistematica ed omogenea dei dati relativi agli Spazi Allattamento nei CCFF di Roma e delle testimonianze delle mamme e dei papà. Il materiale raccolto verrà pubblicato  in parte sul blog e nella totalità in un dossier che la Consulta curerà per pubblicizzare il volume e la qualità del lavoro che i consultori svolgono a sostegno della maternità e della paternità e che non viene mai preso in considerazione e pubblicizzato in occasione di campagne di sensibilizzazione sulla salute della donna promosse da Istituzioni (nazionali e locali) e Associazioni dedicate.


Senza nulla togliere all'impegno di Associazioni e singoli professionisti che a questo si dedicano, crediamo sia importante ricordare il ruolo dei CCFF pubblici, non solo perché ci lavorano professionisti qualificati e formati per questo - chiamati a lavorare in équipe per comprendere le domande complesse di cui sono portatrici le neomadri con i loro compagni e i loro figli - ma perché nonostante carenze logistiche e di risorse umane continuano ad essere un punto di riferimento per le madri del territorio dove operano, un luogo di confronto e di crescita per "nascere" come madri nel reciproco riconoscimento di competenze.



"Un consultorio è una struttura su territorio e come tale influenza e definisce la comunità che su di esso fa affidamento" scrive Elena Balestri nella bella lettera pubblicata nei giorni scorsi sul blog della Consulta, sottolineando così l'importanza della presenza del nostro servizio e della conoscenza che i cittadini ne debbano avere.
Spesso le persone che approdano ai nostri servizi si stupiscono della “clandestinità” in cui operano; molte donne dopo aver scoperto il consultorio si sono lamentate del fatto che manca un’adeguata pubblicizzazione, e un ragazzo incontrato in una scuola ci ha scritto che la pubblicità dovrebbe passare in TV e in radio!!!

Quando le agenzie pubbliche si dimenticano più o meno volutamente di diffondere l'informazione su questi servizi e di promuovere l'azione dei CCFF è alle donne e alla comunità sociale che sottraggono una risorsa importante. Il sistema sanitario può funzionare ed evitare sperpero di denaro pubblico solo se c’è chiarezza sulle reciproche competenze e se si realizza integrazione e collaborazione tra i servizi nei diversi livelli di intervento e di responsabilità.

13 luglio 2012

Consultori e identità di genere

Presso il Consultorio Familiare di Monte Mario, in piazza S. Maria della Pietà, 5 (pad.5) è stato attivato uno spazio dedicato a coloro che vivono un disagio legato alla propria identità di genere, con la collaborazione dell'associazione di volontariato Libellula.  
Lo sportello è attivo il giovedì, dalle 14,30 alle 17,00.
info: 06 68352938 / 3421701373 - identitadigenere@asl-rme.it

2 giugno 2012

Mobilitazione alla Regione Lazio - Giovedì 7 giugno ore 10,00

Da tempo serpeggiava un grande disagio e un'urgenza di mobilitazione: alla battaglia che le donne hanno ingaggiato già dall'estate del 2010 contro la dissennata "riforma" dei Consultori Familiari proposta da Olimpia Tarzia e congelata in Commissione Lavoro e Servizi Sociali della Regione Lazio, si è aggiunta la preoccupazione e l'indignazione di tutto il settore dei servizi sociali per la proposta di legge dell'assessore Forte e per la riduzione delle spese per il sociale.
La misura è colma! e il bisogno di svelare a tutta la cittadinanza le conseguenze che l'approvazione di questa legge avrebbe sul livello di assistenza e di erogazione dei servizi ai cittadini, ha portato ad organizzare la manifestazione di giovedì 7 giugno, in concomitanza con la convocazione del Consiglio Regionale.
L'importanza di esserci e di manifestare pubblicamente le ragioni della mobilitazione è evidente a tutte le persone che credono nelle Istituzione e pensano che il servizio pubblico debba organizzare delle risposte credibili e utili ai bisogni delle persone. Pubblichiamo a seguire l'appello per la manifestazione del 7 giugno.


TAGLI AL SOCIALE: AVANZA IL DESERTO !


MOBILITAZIONE ALLA REGIONE LAZIO
Giovedì 7 giugno alle ore 10 - Consiglio regionale del Lazio

Via della Pisana, 1301

(uscita 32 Grande Raccordo Anulare - G.R.A., direzione fuori Roma)

"I cittadini, le famiglie, le organizzazioni del Terzo Settore, gli Enti Locali manifestano l'allarme per gli effetti devastanti della eventuale approvazione della proposta di legge dell’Assessore Forte sul sistema dei servizi sociali e dei tagli delle spese sociali.

Lanciamo un ultimo appello a tutti i Consiglieri regionali affinché questa proposta di legge iniqua e accentratrice venga modificata sostanzialmente e vengano garantite risorse sufficienti per i servizi sociali. Segnaliamo in particolare alcuni aspetti scellerati ed inefficaci:

- Il taglio drammatico dalla Regione ai Comuni di oltre il 60% che a Roma, come annuncia l’Assessorato Politiche Sociali retto dal vice-sindaco, abbatte i pur magri Piani di zona e, nell’intero Lazio, spazza via l’idea stessa di Livelli Essenziali di Assistenza, taglia servizi a oltre 250.000 persone e causerà la perdita del posto di lavoro per migliaia di operatori sociali.

- La proposta di legge ingigantisce gli Ambiti territoriali (OASI) fino a farli coincidere con i territori delle ASL: queste dimensioni territoriali espropriano la gestione dei servizi agli Enti Locali, ostacolano la partecipazione dei cittadini ed il controllo da parte della società civile.

- L’obbligo di costituire i CONSORZI di Comuni viola l'autonomia degli enti locali, smentisce le chiacchiere sul federalismo, centralizza le scelte e persino la gestione dei servizi, riducendo i Comuni a meri esecutori di aziende speciali, peraltro  più costose dell’attuale sistema di gestione. Altro che riduzione dei costi!

- L’attacco ai consultori pubblici tramite gli emendamenti inseriti dalla consigliera Tarzia, che contengono tutto il peggio della sua precedente  proposta di legge già bocciata dalle stesse donne perché viola la legge 194 dello Stato e rappresenta un attentato al loro diritto alla salute e all’autodeterminazione.

Chiediamo di eliminare questo impianto centralistico e proporre invece  un sistema di governance che favorisca l'efficienza e l'efficacia dei servizi sociali e restituisca responsabilità e partecipazione alle amministrazioni locali, al terzo settore e a tutte le comunità interessate.
Chiediamo l'impegno da parte del Consiglio regionale ad aprire una stagione di attenzione al sistema dei servizi sociali partendo dall’allocazione, nel bilancio regionale, delle risorse necessarie a garantire i livelli essenziali di assistenza e il consolidamento dei piani sociali di zona.
Non possiamo accettare tagli ai servizi sociali!Contro la proposta di legge Forte e il taglio delle risorse per le politiche sociali, che inevitabilmente provocherà un’assenza di risposte ai bisogni dei  cittadini più deboli e causerà la perdita di migliaia di posti di lavoro di operatori sociali impegnati quotidianamente a fianco dei più fragili."

MOBILITAZIONE ALLA REGIONE LAZIO
Giovedì  7 giugno alle ore 10 - Consiglio regionale del Lazio
Via della Pisana, 1301
(uscita 32 Grande Raccordo Anulare - G.R.A., direzione fuori Roma)

Promotori : Soc!al Pr!de, Municipi Social Club, Forum Terzo Settore Lazio, Città Visibile, CNCA, Comitato Operatori Sociali Bassa Sabina, Arcisolidarietà, Assemblea permanente delle Donne per i consultori, Action, Ordine Assistenti Sociali, Ordine Psicologi del Lazio, Lega Coop, AGCI, Comune di Monterotondo, Coop. Al Parco, Coop. Agora’, Coop. Arca Di Noe’, Assistenza e Territorio, Coop. Cecilia , Co.Tr.Ad, H-Anno Zero, Il Pungiglione, Coop. Iskra, Coop. Magliana Solidale, Coop. O.Sa.L.A., Coop. Prassi & Ricerca, Coop. S.Onofrio, Coop. S.Saturnino, Coop. Agricoltura Capodarco, Coop. Parsec, Coop. Magliana '80, Coop. Eureka I, Associazione La Tenda, Coop. Il Cammino, Associazione La Nuova Stagione, Coop. FOLIAS., Coop ERMES, Associazione Pixi, Coop.Acquario 85, Ass. ASIS, Arciragazzi, Cemea del Mezzogiorno, CERF, Grid, Centro Rampi, Svises, Arcipelago, Città educativa, Progetto Salute, Coop Alternata silos, Coop Il brutto Anatroccolo, Coop Stand Up, Ass. Antropos, Ass. Ottantanove, Ass. Sportiva Ciampacavallo.

11 maggio 2012

Consultorio e Formazione: occasione da non perdere

Ha avuto inizio nella Asl RmE un corso di formazione sul "Percorso Nascita" dedicato agli operatori dei Consultori Familiari, ma aperto anche agli operatori degli altri servizi territoriali e dell'ospedale Santo Spirito.
Il corso, organizzato nell'ambito della formazione obbligatoria del personale che le amministrazioni devono garantire per l'acquisizione dei crediti ECM, ha la peculiarità di non essere rivolto alle singole categorie professionali - come solitamente avviene -  ma a tutti i professionisti che compongono le équipe dei consultori.
L'obiettivo è duplice:
 - attribuire un giusto valore al modello di intervento consultoriale nel Percorso Nascita, alla luce di quanto indicato nell'ultimo Piano Sanitario Regionale;
 - promuovere il confronto tra operatori di diversa formazione e cultura professionale nella condivisione del modello operativo.
Segnaliamo questa iniziativa, e ne riproduciamo il programma, perchè riteniamo sia importante, in un momento in cui i consultori vengono attaccati di continuo e ridimensionati nel numero e nelle risorse dalle AASSLL e dalla Regione Lazio, dare agli operatori dei consultori l'opportunità e lo spazio di riflessione e di rielaborazione dei contenuti e delle modalità di intervento, per consentire un contatto più profondo con il significato e con i risultati della loro esperienza lavorativa., dando un nuovo impulso alle motivazioni e all'identità professionale dell' équipe consultoriale.

 CORSO ECM – UOC CONSULTORI FAMILIARI – RETE IMMIGRAZIONE ASL RME
“Qualità e sicurezza nei servizi sanitari: gruppi per il miglioramento della qualità gestionale, tecnica e relazionale nella Asl Roma E”.

“Il Consultorio Familiare e le scelte consapevoli e responsabili: prerogative e ruolo del consultorio nel Percorso Nascita”

7 e 9 maggio 2012
Il Consultorio nel “Percorso Nascita”
Loretana Angelici / Maria Marcelli

14 e 16 maggio2012
La prevenzione preconcezionale: dalle evidenze scientifiche agli interventi attuativi presso i consultori familiari della Asl RmE.
Mariano Pergola / Daniela Santini

21 e 23 maggio 2012
Interruzione Volontaria della Gravidanza: implicazioni psichiche, fisiche relazionali. Rapporto Consultorio/Ospedale.
Astrid Lun / Giovanna Scassellati

28 e 30 maggio 2012
Gravidanza, inquinamento e prevenzione. Mariella Faraoni
Accertamenti diagnostici e Consultorio. Paolo Volpi
Alimentazione in gravidanza Giulia Malpica
Accompagnamento alla nascita: obiettivi del corso, ruolo del ginecologo Rosalba Percuoco
Gli operatori e le donne: i saperi condivisi. Accoglienza, informazione, empowerment   Daniela Santini

4 e 6 giugno 2012
La relazione madre/bambino prima e dopo la nascita:
Educazione al sonno del neonato Maria Paola Di Tomassi
Quale identità materna oggi Anna Maria Giordano
Baby massaggio. Molto più di semplici coccole Maria Rita Paolozzi

11 e 13 giugno 2012
Il puerperio: la gestione della nuova realtà e le emozioni sovrastanti. Il Consultorio a sostegno della fragilità di questo particolare momento.
Stefania Equizi / Marisa Perpetuini

Referente per la Formazione UOC Consultori Familiari - Rete Immigrazione Asl RmE:
Giuseppina Adorno      e-mail: giuseppina.adorno@asl-rme.it --- Tel. 06 68354408/12

26 aprile 2012

Nuovo spazio nel consultorio di Monte Mario dedicato all'identità di genere

Dal 10 maggio 2012, presso il Consultorio Familiare Monte Mario - Piazza S. Maria della Pietà n. 5 Pad. V, 1° piano (tel. 06 68352938) -  sarà attivo il giovedì pomeriggio con orario 14.30-17.00 uno sportello di consulenza e accoglienza sulle tematiche relative all'identità di genere in collaborazione con l'Associazione di volontariato "Libellula".
Uno spazio di grande utilità che testimonia l'attenzione dei servizi consultoriali per le problematiche relative all'identità sessuale e lo sforzo messo in atto, nonostante le risorse limitate, per dare risposta alle nuove domande di salute sessuale che riescono sempre più a raggiungere i consultori familiari. 

31 marzo 2012

Emergenza Consultori


CONSULTORI FAMILIARI A ROMA


La situazione dei CCFF a Roma è sempre più allarmante. Per ottemperare alle esigenze di diminuzione della spesa sanitaria, le Asl tendono ad accorpare sedi di servizi territoriali, mischiando spesso prestazioni incompatibili tra loro e privilegiando attività di secondo livello a danno di servizi di base come i consultori. Questo si verifica anche quando vengono eseguiti lavori di ristrutturazione, con fondi finalizzati, in locali destinati ai consultori e poi assegnati ad altri servizi che prevedono il pagamento del ticket e l’attribuzione di ambìti incarichi dirigenziali. Negli ultimi mesi a Roma sono stati segnalati due casi di questo genere, rispetto ai quali la Consulta ha chiesto chiarimenti.

Nell’ultimo anno le èquipe consultoriali hanno subìto consistenti contrazioni dovute a pensionamenti e trasferimenti, inoltre molti operatori vengono impegnati anche per altre attività che sottraggono tempo e risorse a quelle preventive dei consultori.

Secondo la rilevazione fatta dalla Consulta risulta che tra la fine del 2011 e l’inizio del 2012, nei 50 consultori di Roma sono venuti a mancare circa 50 operatori appartenenti alle diverse figure professionali.
Calcolando questa diminuzione in ore settimanali, il totale delle ore perse ammonta a 1.311.
In particolare:
- assistenti sociali      meno  196 ore/sett.
- psicologi                   meno 434 ore/sett.
- ginecologi                 meno 156 ore/sett.
- ostetriche                 meno 155 ore/sett.
- pediatri                     meno 122 ore/sett.
- infermiere prof.        meno 108 ore/sett.
- assistenti sanitarie   meno   36 ore/sett.
- genetista                   meno   38 ore/sett.
 - amministrativi          meno    66 ore/sett.

In alcuni consultori questa diminuzione di personale ha comportato difficoltà a garantire gli interventi di prevenzione e di promozione della salute con i gruppi – soprattutto adolescenti e coppie per il percorso nascita – oltre alla gestione delle urgenze e delle consulenze individuali.

Va inoltre considerato che negli ultimi anni molti operatori dei consultori sono stati incaricati di svolgere altre attività come adozioni, sportelli PUA (Porta Unica di Accesso), rilascio tesserini STP ed ENI a cittadini immigrati, con un “peso” di oltre 500 ore settimanali in totale nei consultori della città di Roma, soprattutto a carico di assistenti sociali e psicologi, ore che vengono così sottratte alle attività istituzionali previste dalla normativa.

Nelle ultime settimane abbiamo dato spazio a interventi che segnalavano rischi di chiusura e di trasferimento in sedi non idonee per alcuni consultori familiari di Roma; sempre di più è necessario sottolineare l'importanza della vigilanza e della mobilitazione per la difesa di questi servizi che, nel rapporto costo/qualità, rappresentano un investimento certo per la salute delle donne, delle coppie, delle famiglie, degli adolescenti.

Servizi che in questi ultimi mesi, con la crisi economica che avanza, hanno visto aumentare le richieste di prestazioni sociali e sanitarie. E' necessario sostituire il personale che va in pensione, formando i nuovi operatori  secondo la metodologia d'intervento consultoriale, ed è necessario aumentare il numero dei CCFF a Roma se vogliamo garantire alle donne la possibilità di tutelare la propria salute e di esercitare il diritto all'informazione e all'autodeterminazione.

6 marzo 2012

Emergenza Consultori

Riceviamo dalla Rete delle Donne del II Municipio questo articolo di ricostruzione e di denuncia della grave situazione in cui versano le strutture consultoriali del territorio, presidi fondamentali a tutela della salute delle tante donne, coppie, famiglie e giovani che vivono, lavorano, studiano in quella zona.
Non è una situazione isolata, soprattutto nella Asl RmA dove, tanto per fare un esempio, il Consultorio della Scarpetta, chiuso per lavori di ristrutturazione effettuati con i fondi destinati ai consultori, non è stato riaperto e ha lasciato spazio ad un centro per l'autismo (0-26 anni!).
L'emergenza consultori coinvolge quasi tutte le Asl romane: oltre a venir meno ai livelli essenziali di assistenza e all'equilibrio tra prevenzione, cura, riabilitazione, la riduzione del numero e dell'efficenza dei consultori è un grosso danno anche economico perchè un servizio dedicato alle cure primarie e alla promozione della salute riesce a realizzare notevoli risparmi in termini di bilancio per le aziende sanitarie e anche di conseguenze sulla salute psicofisica dei cittadini.


NO ALLA CHIUSURA DEL CONSULTORIO DI VIA SALARIA 144

di Carla Fermariello


Il 9 febbraio 2012, in occasione della discussione in Commissione regionale Politiche Sociali della proposta di legge sul Sistema integrato degli interventi, dei servizi e delle prestazione sociali per la persona e la famiglia nella Regione Lazio, è stato presentato dalla maggioranza un emendamento a firma dell’On. Tarzia in cui si proponeva di abrogare la norma che disciplina le attività specifiche del consultorio pubblico. Il tentativo di far rientrare dalla finestra ciò che, raccogliendo 100.000 firme, le donne del Lazio avevano messo fuori dalla porta è stato bloccato da tutta l’opposizione e l’emendamento è stato ritirato.

Vale la pena ricordare che il consultorio familiare è una struttura socio-sanitaria che, solo per citare alcune delle sue fondamentali attività, prepara alla maternità e paternità consapevoli, organizza corsi per la preparazione al parto, offre assistenza sociale e psicologica alla donna e alla coppia, fornisce l'educazione sanitaria in ordine allo sviluppo fisico, psichico e sociale del bambino e alla prevenzione degli incidenti domestici, promuove iniziative di educazione sessuale, in particolare verso i giovani e, infine, fornisce assistenza e consulenza ai fini dell'adozione e dell'affidamento.

L’aggressione ai consultori familiari, tuttavia, non avviene solo a livello regionale: i consultori familiari infatti sono sotto assedio ovunque governi la destra, dal Comune ai Municipi.

Nel II Municipio il Consultorio di Via Salaria, che in vista del trasferimento di quello in Via Atto Tigri, rimarrà l’unico sul territorio, offre un servizio di eccellenza a tutta la popolazione residente, garantendo i servizi socio-sanitari – grazie alla rete locale di associazioni – anche alle persone immigrate che giornalmente si recano in secondo municipio per motivi di lavoro. Il consultorio è un presidio storico che, anche per la favorevole posizione in cui si trova (accanto ad una scuola, a due passi dalla sede universitaria, adiacente ad un mercato in un quartiere densamente popolato), rappresenta un punto di riferimento, l’unico fra poco, per i cittadini e le cittadine di quell’area.

1 marzo 2012

Appello per Lucha y Siesta

Segnaliamo una causa importante da sostenere: la casa delle donne Lucha y Siesta, che accoglie vittime della violenza di genere, rischia di scomparire perchè l'Atac, proprietaria dei locali, l'ha messa in vendita. E' un'esperienza di volontariato vero, che è diventata una presenza significativa nella città e un riferimento anche per i servizi sociali pubblici. Invitiamo ad aderire all'appello "LA CASA DELLE DONNE LUCHA Y SIESTA È UN BENE COMUNE" e a partecipare alla 

ASSEMBLEA PUBBLICA

MARTEDÌ 6 MARZO ore 18,30
CASA INTERNAZIONALE DELLE DONNE
Via della Lungara, 19

mail per adesioni: action-a@actiondiritti.net
luchaysiesta.wordpress.com
 

LA CASA DELLE DONNE LUCHA Y SIESTA È UN BENE COMUNE
Dalle politiche dell'inclusione a quelle dell'autonomia

L’unica sicurezza possibile sono le donne del mondo che si autorganizzano.
Con questa idea in testa è nata l'8 marzo del 2008 l’esperienza della Casa delle donne Lucha y Siesta a Cinecittà, quando un gruppo di donne ha recuperato la vecchia sottostazione del tram di proprietà dell'Atac, abbandonata al degrado da 12 anni.

20 febbraio 2012

La vita siamo noi

Riceviamo dal collettivo femminista Medea di Torino le riflessioni che di seguito pubblichiamo, scaturite dalla recente sentenza del Tar del Piemonte che non ha accolto il ricorso delle donne contro la delibera della Giunta Cota, che prevede la presenza del Movimento per la vita nei consultori pubblici e contributi economici alle donne che rinunciano ad abortire.



Una donna non COnTa niente!

Guardare alla Lombardia dal Piemonte non è cosa nuova. Si va a Milano a lavorare, o si vorrebbe, considerata la situazione, indegna, dei treni per i pendolari, e si va a Milano a far shopping, qualche ora tutto compreso con l’alta velocità…dall’elezione in Piemonte di Roberto Cota, presidente della Giunta Regionale, si va a Milano a prendere ispirazione, per non dire a copiare, come dal vicino di banco più bravo: sanità, istruzione, amministrazione del territorio: non è mai stato un mistero, sin dalla campagna elettorale, con quanta convinzione questa coalizione considerasse il modello Formigoni esempio cui tendere, traccia entro la quale muoversi.


Superando per integralismo persino il Movimento per la Vita – che si è “limitato” a premere per la presentazione di una legge regionale che finalmente legittimasse l’ingresso dei suoi volontari entro i consultori in ottica antiabortista, il che, ricordiamolo sempre, vuol semplicemente dire contro le donne e la loro capacità di scelta sul proprio corpo e ha ottenuto di fatto un atto amministrativo il cui iter, nonostante la sentenza del Tar, è ancora tutto da definire – la Giunta Cota ha dichiarato una vera e propria guerra al principio di autodeterminazione, colpendo da un lato i consultori, le cui finalità, sostanza e attività vengono completamente stravolte e dall’altro le donne, alle quali si gettano in faccia pochi euro purché non abortiscano.

Alcune riflessioni, alcune obiezioni, sono ovvie e più volte avanzate, dall’inutilità di un sostegno economico limitato nel tempo, alla mancanza di politiche reali a sostegno delle donne, tutte, madri o meno, dalla evidente incompetenza di chi parla di consultori e dimentica che dovrebbero essere i luoghi della salute delle donne, non dell’imposizione e del controllo, alla pericolosità di un meccanismo fatto di commissioni, ammissioni, schedature, volontari, obiettori che di fatto impedisce alle donne di interrompere una gravidanza nei tempi previsti dalla legge e con tutte le garanzie di professionalità, gratuità e accoglienza dovute.

16 febbraio 2012

La vita siamo noi

Comunicazione di Laura Piretti

UDI - Unione donne in Italia - Modena
e componente del gruppo nazionale UDI Generare oggi


Siamo in molte provenienti dalla Regione Emilia Romagna e della realtà dei consultori di questa regione si sono già sentite più voci. Non sono un'operatrice e non sono una amministratrice, dunque non porterò dati che sono in ogni caso facilmente reperibili. I consultori di Modena sono una realtà molto consolidata; sono stati istituiti prima ancora della legge nazionale ed hanno conosciuto una forte partecipazione delle donne, attraverso i comitati di gestione sociale

Il mio punto di vista è quello di una donna che sia a livello locale che nazionale, attraverso l'UDI, ha partecipato e seguito con particolare attenzione le questioni riguardanti il corpo e la salute delle donne, la maternità, la nascita, la non nascita, la legge 194, la legge 40. Vi sono anche documenti sia dell'UDI di Modena che nazionali, nei quali sono contenute riflessioni e proposte attorno a questi temi, riflessioni nate dal confronto non solo interno alla nostra associazione, ma con altre associazioni di donne e gruppi e singole oltre che con le istituzioni là dove è stato necessario.

Anche per il poco tempo che abbiamo e per la necessità di far parlare le molte che ancora sono iscritte, credo sia utile portare alla discussione di questa Assemblea e all'elaborazione che i gruppi dovranno fare, alcune considerazioni parziali, rispetto ai problemi complessivi, ma che toccano, secondo me, alcune criticità di fondo.

Sui consultori non credo che neppure l' Emilia Romagna sia un'isola felice, come forse è sembrato capire da alcuni interventi, nonostante il loro alto tasso di "resistenza" rispetto allo scadimento e difficoltà e svuotamento di significato che si registra ormai da tante parti.

Ho sentito dire che le donne stanno abbandonando i consultori, nel senso che, a parte le donne straniere, le giovani, le meno giovani e le donne "storiche", quelle che hanno fatto la battaglia per i consultori, al Consultorio non ci vanno più. Credo sia vero per i tanti motivi che sono stati detti: a parte le eccellenze, sparse ovunque sul territorio, e le resistenze alla normalizzazione, sono spesso meri ambulatori di scarsa accessibilità, spesso integrati nel servizio ospedaliero, dove non si parla più di sessualità, di interventi integrati. Hanno perso quell'identità che avevano all'inizio, (pur nel compromesso di definirli "Consultori familiari"), dovuta anche alla motivazione e alla formazione delle operatrici e degli operatori, e dal loro lavorare in equipe.

Aggiungo che le donne che "partecipavano" attorno ai consultori sono state allontanate con la chiusura delle gestioni sociali, con l'aziendalizzazione dei consultori così come di tutta la sanità. Si è mai visto un'azienda che permette ad utenti/clienti di interferire su programmi, servizi ecc? Al loro posto i comitati consultivi misti, dove la "partecipazione" non è "per utenza" ma "per associazioni", dove il tema salute donna è insieme con oculistica e cardiologia ecc.

Dunque occorre ripensare ad una partecipazione delle donne attorno ai Consultori, partendo dalle situazioni locali.

Sui temi "caldi" che attraversano i Consultori e sui quali siamo sempre in trincea, ad esempio la legge 194, ho fatto nel corso degli anni alcune riflessioni/esperienze che vi riporto.

14 febbraio 2012

La vita siamo noi

RAPPORTO SULL’ATTIVITA’ DEI CONSULTORI FAMILIARI ACCREDITATI DALLA REGIONE LOMBARDIA

di Daniela Fantini

ginecologa milanese

di Usciamo dal silenzio e di Se non ora quando Lombardia

 La gestione della Regione Lombardia ha completamente stravolto le finalità dell’attività del consultorio previste dalla legge nazionale che sottolineava le caratteristiche di intervento sulla donna, sulla salute riproduttiva e sulla famiglia, garantendo il diritto alla procreazione consapevole .Piano piano attraverso decreti ed emendamenti voluti e ispirati dal “governatore” Formigoni, nel 2010 il consultorio si è trovato a dover gestire il progetto Nasko attuato per prevenire l’interruzione della gravidanza. Premessa necessaria alla descrizione del sistema dei consultori è che in Lombardia vige il sistema della sussidiarietà:
Con la legge regionale 31 del '97, in Lombardia è stabilita la separazione fra le Asl (acquirenti di prestazioni) e i fornitori di prestazioni, con l'equiparazione tra pubblico e privato. Alla Regione spetta il compito di definire le regole di governo del sistema, che rappresentano gli strumenti principali di programmazione; l'Asl ha funzione di coordinamento e controllo del socio-sanitario; la gestione e la programmazione dei servizi sociali spetta ai Comuni.
Il terzo settore è riconosciuto come soggetto operante nel sistema socio-sanitario e socio-assistenziale (con l'istituzione di tavoli permanenti). Entra in vigore un sistema di finanziamento che attribuisce un determinato valore a ogni prestazione (DRG) e quindi l’attività preventiva ,una volta gratuita, diventa a pagamento come le altre prestazioni del SSN. Accade così che le strutture private programmino i servizi e le prestazioni maggiormente remunerative, drenando la maggior parte di risorse pubbliche disponibili. I consultori privati hanno così potuto accreditarsi in base a criteri definiti dalla Regione.
Essi riguardano la struttura e chi ci lavora, ma trascurano uno dei punti guida della legge sui consultori pubblici del 1975: la laicità. Accade così che molti consultori privati accreditati di matrice cattolica possano fare obiezione di coscienza di struttura, rifiutando le pratiche relative alla legge 194 e promuovendo un certo tipo di “educazione” alla sessualità.

Attualmente la rete è composta da 216 sedi principali, 152 pubbliche e 72 private accreditate. Queste ultime nel 2007 erano 54. Solo 2 consultori privati sono laici. Si può notare che tra i consultori pubblici nel 2006 si contavano ben 72 strutture pubbliche dislocate (dipendenti da un consultorio principale perché mancanti di alcune delle figure professionali previste), mentre tra quelli privati solo 5 sono in questa situazione.

10 febbraio 2012

I CONSULTORI NON SI TOCCANO!

Quello che segue è il comunicato diffuso dall'Assemblea delle Donne contro la proposta Tarzia, coordinamento costituitosi nel luglio 2010 per contrastare i tentativi di distruggere il patrimonio dei consultori pubblici del Lazio, messo in atto dalla Giunta Polverini  fin dai primi giorni del suo insediamento. Quello dell'assessore Forte è solo l'ultimo di una serie nutrita di attacchi alla autodeterminazione delle donne e alla tutela della loro salute.

I Consultori non si toccano!

La Giunta Polverini ci riprova. Ancora una volta abbiamo capito chiaramente quali sono le priorità della Giunta Regionale.

Ieri, in commissione lavoro, durante la discussione sulla proposta di legge sul 'sistema integrato di interventi dei servizi e delle prestazioni sociali per la persona e la famiglia nella regione Lazio', l'Assessore Forte ha compiuto l'ennesimo tentativo di cancellare i Consultori Familiari così come li abbiamo conosciuti e così come, con le lotte, ce li siamo conquistati.

È stato, infatti, presentato un emendamento con il quale si vuole abrogare l'Art. 6 della L.R. 15/76, ovvero quell’articolo dove veniva definita e normata l'attività dei consultori e la loro funzione. L'emendamento per il momento è stato accantonato grazie alle pressioni delle opposizioni, ma questo non cancella la sua gravità e non significa che il pericolo sia scongiurato.

Questo ulteriore attacco alla salute e alla libertà di scelta delle donne, viene non a caso a neanche un mese di distanza dalla dimostrazione di forza e autorevolezza dell'Assemblea permanente delle donne contro la proposta Tarzia, Assemblea promotrice dell’incontro nazionale sulla difesa dei consultori e dell'autodeterminazione delle donne “La vita siamo noi” - che ha fatto confluire a Roma centinaia di donne da tutt'Italia, che si stanno organizzando per opporsi ai continui e reiterati attacchi contro i loro diritti e i loro spazi di libertà.

Probabilmente le donne fanno paura a questa Giunta, che forse teme un'altra sconfitta come quella che ha subito quando la caparbietà delle donne del Lazio ha fatto in modo che l'iter della proposta Tarzia venisse bloccato. Forse è per questo che ancora una volta si tenta con squallidi trucchetti di coglierci impreparate, per distruggere ciò che è nostro di diritto. E forse è per paura che la Presidente Polverini, una donna, nonostante i nostri appelli, ancora non ci ha ricevuto.

Vogliamo ancora una volta lanciare un appello alla Presidente Polverini, affinché ci incontri, ascolti le ragioni di quelle donne che dice di "avere a cuore" e riceva le 100.000 firme raccolte in tutta la regione Lazio in favore dei consultori.

Vogliamo ricordare all'Assessore Forte che noi non ci lasciamo intimorire da colpi di mano di basso profilo, che continueremo ad essere vigili e a tenere gli occhi ben aperti e che siamo disposte a continuare la nostra mobilitazione permanente e siamo altrettanto pronte a lottare per difendere la nostra salute e la nostra libertà!


Assemblea permanente delle donne contro la proposta di legge Tarzia

Roma 10 .02.2012


Nuovo pericoloso attacco ai consultori pubblici

Ancora una volta ci tocca registrare un tentativo di lesione ai diritti delle donne e alla tutela della loro salute. La notizia è che l'assessore ai servizi sociali della regione Lazio, Aldo Forte - nel corso della Commissione di ieri, durante la discussione sulla proposta di legge sul "Sistema integrato di interventi dei servizi e delle prestazioni sociali per la persona e la famiglia nella Regione Lazio" - ha presentato un emendamento per l'abrogazione dell'art.6 della legge 15/76, che abrogava di fatto, con un colpo di mano, le attività dei consultori del Lazio e la loro funzione, definite da tale articolo. I consiglieri dell'opposizione non si sono fatti sorprendere e hanno bloccato il maldestro tentativo, almeno per il momento.
Riteniamo davvero violento ed offensivo l'atteggiamento della Giunta regionale nei confronti delle donne e degli operatori dei consultori che lavorano quotidianamente insieme alle donne per la difesa del loro diritto alla salute e alla autodeterminazione.
Riteniamo che le Istituzioni abbiano  il compito di tutelare e potenziare i servizi pubblici che, in condizioni a volte molto difficili, sono un riferimento concreto per i cittadini e rispondono alle loro richieste. Certo il loro compito non è quello di distribuire fondi pubblici affidando progetti a termine a una miriade di associazioni private che hanno durata breve e presenze effimere, e a volte anche competenze discutibili.  Perchè non rinforzare i servizi che esistono e lavorano da anni sul territorio?
Qual'è lo scopo dell'accanimento di questa Giunta contro i consultori pubblici e contro le numerose donne che in questi 35 anni li hanno frequentati?
E' un istintivo odio di genere, al di là delle affermazioni del "mi state a cuore"? O è una strana e anacronistica visione del mondo, di un mondo che non contempla le donne come soggetti autonomi e responsabili, ma solo come matrici e dispensatrici di servizi sociali?

2 febbraio 2012

Per Leda Colombini

Con le parole che seguono Vittoria Tola ha voluto ricordare pubblicamente, in apertura dell'incontro nazionale del 21 gennaio, la statura umana e politica di Leda Colombini, donna delle Istituzioni, dei movimenti, della partecipazione, recentemente scomparsa, che resta un esempio alto per tutte noi, soprattutto in tempi bui come quelli che viviamo oggi.


In ricordo di Leda
di Vittoria Tola

Oggi a quest’incontro manca una persona che invece avrebbe dovuto essere con noi: Leda Colombini.

Domenica 3 dicembre, all’Assemblea nazionale dell’UDI, abbiamo parlato a lungo di questa iniziativa e Leda voleva che le donne che la stavano preparando sapessero che non avrebbe mancato questo appuntamento per nessuna ragione, dopo tutte le iniziative a cui aveva partecipato in giro per il Lazio contro la proposta Tarzia. Si è giustificata quel giorno di non poter partecipare alle riunioni del lunedì dell’Assemblea permanente per il suo impegno con le donne e i bambini in carcere, che erano per lei un dovere assoluto. Leda è stata ricordata in tanti modi e soprattutto per il suo impegno politico e sociale, ma Leda era molto più di questo.

Per molte di noi è stata tante cose, ma in questa battaglia sull’autodeterminazione non era solo l’assessora che nel 1976, dopo la approvazione della L.405, era stata la prima ad approvare la legge regionale sui consultori e a fare questa legge del Lazio - la legge 15/76 - che noi oggi stiamo difendendo, e che sicuramente rappresenta uno dei migliori esempi, forse il migliore, delle leggi regionali sui consultori.

Questo risultato era dovuto alla sua passione per la salute delle donne, per una maternità e paternità responsabile e per la battaglia sulla autodeterminazione delle donne che lei aveva seguito non solo come donna delle istituzioni ma come donna dell’Udi e donna del movimento delle donne.

Della salute riproduttiva - come si dice oggi - della prevenzione, della maternità come valore sociale e della nascita di servizi nuovi basati sulle donne e sulla loro libertà aveva fatto un cardine della sua militanza e della sua vita.

Il giorno dopo l’approvazione della L. 405 invitò tutte noi, donne dell’Udi e donne del movimento romano, in regione Lazio. Per molte si trattava della prima volta in cui entravamo in un luogo istituzionale come protagoniste. Ci propose infatti di scrivere insieme la legge regionale e di farlo provando ad allargare i limiti che la mediazione parlamentare e i rapporti di forza ci avevano consegnato. Sapeva quanto quella legge era costata perché era stata con noi nella calura di quelle estati e nel freddo di quegli inverni romani ai sit- in davanti al Senato e alla Camera.

Uno dei punti di innovazione del Lazio fu la proposta codificata nella legge del ruolo dell’assemblea delle donne, del rafforzamento della prevenzione e del lavoro di équipe, sempre con l’occhio rivolto alle donne più forti ma anche alle donne più fragili o deboli socialmente.

1 febbraio 2012

La vita siamo noi

Questa è la relazione prodotta dalla Assemblea delle donne di Roma che ha dato inizio ai lavori. Pubblicheremo giorno per giorno tutti gli interventi scritti che ci sono pervenuti e  le conclusioni dei lavori dei gruppi che, per il numero elevato di partecipanti e la complessità degli interventi, sono ancora in fase di elaborazione.


21 gennaio 2012 – Incontro Nazionale di Roma
Assemblea permanente delle Donne per i Consultori


Grazie a Tutte per essere qui!

Siamo consapevoli che ognuna ha
affrontato un sacrificio di tempo, di denaro e di fatica.
Vi siamo profondamente grate per aver deciso di venire oggi a Roma per un
confronto che speriamo possa essere utile e fonte di entusiasmo per
tutte. E’ quello che abbiamo sperato e voluto proponendo questo
incontro.
Veniamo da una lunga battaglia e ci sembra che sia una battaglia che
non è solo nostra, ma ha avuto a Roma e nel Lazio un centro
particolare.
Quando all’apertura della legislatura regionale nel 2009 la Tarzia ha
presentato il suo disegno di legge, essa teneva conto dell’esperienza
precedente in cui in fine legislatura eravamo riuscite a bloccarla.
Questa volta pensava di giocare in anticipo sul tempo ma anche
garantendosi una maggioranza assoluta in consiglio regionale perché la
sua proposta fosse approvata in un batter d’occhio. La prima legge
approvata, un fiore all’occhiello da replicare ovunque.
Oltre tutte le firme della maggioranza, la proposta recava le firme di 7
consiglieri dell’opposizione. L’imprevisto siamo state ancora una
volta noi donne, abbiamo svelato il senso di quella proposta che non
era di semplice riordino e di privatizzazione dei consultori pubblici
(cosa che sarebbe stata comunque grave) e ci siamo opposte tutte
insieme costruendo le condizioni per cui anche i consiglieri regionali
che avevano firmato per opportunismo, ignoranza e malafede ha dovuto prenderne
atto e tornare sui propri passi, mentre i consiglieri di maggioranza
hanno perso lo slancio iniziale.

Perchè noi abbiamo fatto letteralmente muro sul principio
dell’autodeterminazione (quella legge non parla di noi).
Lo abbiamo impedito con i nostri corpi perché abbiamo dimostrato
l’arroganza e l’insipienza dell’illegalità e incostituzionalità del
testo proposto e svelato la sua natura. Abbiamo, forti delle nostre
ragioni, chiesto pareri giuridici e costituzionali, lanciato
una raccolta di firme attraverso la quale spiegare a donne e uomini
della regione quanto stava succedendo.
Contro questa proposta di legge in poco tempo
abbiamo raccolto 100.000 firme, facendo banchetti ovunque fosse
possibile, anche alle fermate della metropolitana, nelle piazze, con
volantinaggi itineranti per le vie del centro, e naturalmente nei consultori,
nei nostri luoghi di lavoro, con parenti ed amici, parlando proprio con tutti.
La risposta di donne e uomini al nostro invito a firmare
è sempre stata positiva, immediata ed entusiasta,
anche esprimendo preoccupazione di perdere o
di vedere snaturato un servizio che, pur con i suoi limiti,
dal 1975 garantisce informazione, promozione e tutela
della salute delle donne, delle coppie, degli adolescenti.
Per molte e molti parlare con noi di diritto alla salute,
di contraccezione o di aborto è stato liberatorio.

28 gennaio 2012

La vita siamo noi

Questo è il video che abbiamo scelto per aprire i lavori dell'incontro nazionale delle donne per i consultori del 21 gennaio, tratto dal Recital di Corrado Guzzanti. Padre Pizzarro parla del rapporto della chiesa con le donne, l'aborto, la contraccezione.

26 gennaio 2012

Ricerca sui Consultori del Lazio


Il 27 gennaio alle ore 16,00 a Palazzo Valentini, Sala della Pace, verranno presentati i risultati della ricerca svolta dal SOIS sui consultori del Lazio, alla quale ha collaborato la Consulta dei Consultori di Roma. I dati sono molto interessanti, anche perchè non si limitano a descrivere la situazione dei consultori, ma offrono un quadro dell'utenza e del significato personale e culturale che l'esperienza fatta nel consultorio ha rappresentato per le donne intervistate.
Sarà un'occasione importante per aggiungere qualche elemento di riflessione al dibattito in corso nel nostro paese sui servizi per le donne, dopo l'incontro di sabato 21 gennaio, che ha visto a confronto nella città di Roma, realtà di tante regioni nelle quali è messa sempre più in discussione l'autodeterminazione delle donne.


24 gennaio 2012

21 gennaio a Roma

LA VITA SIAMO NOI

Vogliamo ringraziare tutte le donne che sabato 21 gennaio 2012 hanno partecipato a Roma all’incontro nazionale “LA VITA SIAMO NOI”.


Eravamo in tante a rappresentare sia le pratiche di lotta costante in tutti i territori sia tutte le generazioni di donne che si sentono coinvolte perché minacciate, in vari modi nella loro autodeterminazione, dall’attacco ai consultori, alla legge 194, al diritto alla salute, al lavoro, alla cittadinanza, al welfare.

Le testimonianze dalle Regioni, e dalle varie città delle stesse Regioni, sono state fondamentali per capire cosa sta succedendo, a che punto stiamo nella spoliazione continua e costante di ciò che garantisce la nostra libertà e dignità; ci è stato poi utilissimo lo sguardo sulla ricerca autofinanziata delle sociologhe, che sarà presentata ufficialmente a giorni, che ci conferma che la realtà sociale e culturale dell’Italia sui temi della salute riproduttiva, sulla contraccezione, sull’aborto (e sul valore della famiglia) è completamente diversa da quanto propagandano e cercano di imporre i vari consigli regionali (partendo dall’ignobile progetto nasko Lombardia per arrivare all’altrettanto ignobile cimitero dei feti a Roma).
Quanto prima cercheremo di fare una sintesi dei materiali che ci sono arrivati e restituiremo quanto emerso dai tre tavoli di lavoro su corpo diritti e servizi. Per ora constatiamo che parlare di autodeterminazione, significa per tutte parlare di libera scelta in campo sessuale, significa necessità di corretta informazione, significa centralità della persona nelle relazioni sociali familiari e di lavoro, significa diritti di cittadinanza da estendere ai/alle migranti, significa essere consapevoli del nostro corpo, sapere che il desiderio è la molla viva su cui avanzano le donne e la società, sapere che ciò che affermiamo per noi, quando parliamo di autodeterminazione, quando diciamo che siamo libere di scegliere e non siamo corpi da mercificare, lo affermiamo per tutti.
Non stiamo rivendicando istanze per una categoria protetta, i diritti delle donne sono diritti universali e solo riconoscendo questi diritti tutto il mondo vivrà meglio. Vorremmo, con voi che di nuovo ringraziamo, ripartire da qui.

Assemblea permanente delle donne
per i consultori