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25 agosto 2012

Consultori e crisi

Perché difendere e potenziare i consultori familiari ci aiuta a risparmiare

di Pina Adorno e Maria Marcelli


Sappiamo tutti che il momento che stiamo vivendo non consente di sprecare le risorse ormai estremamente limitate di cui disponiamo, e sappiamo anche che per affrontare i serissimi problemi che la società del 2000 ha di fronte è necessario dotarsi di un piano globale che ottimizzi le risorse e metta in sinergia le linee di intervento già in atto o da implementare nei diversi settori.

Non sappiamo ancora nel dettaglio a cosa porteranno i tagli nella sanità che in questi mesi sono allo studio del governo Monti, tagli necessari per ridurre il debito pubblico e che coinvolgono tutti noi.

Ci preme però sottolineare un aspetto che riteniamo fondamentale se vogliamo razionalizzare la spesa sanitaria ed eliminare gli sprechi: i servizi di primo livello vanno salvaguardati e in prospettiva incrementati perché consentono di massimizzare i risultati in termini di salute con il minor costo possibile. Infatti, servizi come i consultori familiari consentono di investire sulla salute della popolazione in termini di stili di vita sani, con un effetto moltiplicatore sul benessere complessivo e sulla consapevolezza di ciascuno della propria responsabilità nella tutela della salute, prevenendo patologie che richiederebbero in prospettiva costi molto maggiori.

Negli ultimi anni, analisti delle banche centrali, economisti vincitori di premi Nobel, esperti di organismi internazionali dedicati allo sviluppo, hanno sottolineato la necessità di aumentare gli investimenti pubblici per sostenere :

 la relazione madre bambino nei primissimi anni di vita, (questo sulla base di studi che dimostrano che tali interventi possono mettere le nuove generazioni sulla strada di uno sviluppo delle loro potenzialità, prevenendo vari tipi di esiti sfavorevoli a medio e lungo termine)

 i servizi dedicati alla salute delle donne per la possibilità di incidere in termini di salute sull’intera popolazione.

Si potrebbero stimare anche in Italia i costi e i risparmi che un servizio di primo livello organizzato come il Consultorio Familiare può assicurare, per questo abbiamo delineato nello schema che segue alcuni indicatori utili:

OBIETTIVI
EFFETTI ATTESI
POTENZIALI RISPARMI
tutela salute donna
maggiore ricorso alla prevenzione e alla diagnosi precoce
minori costi per interventi per patologie in fase avanzata
applicazione legge 194
promozione uso contraccezione
minori costi per Interruzioni Volontarie della Gravidanza (IVG)
 
I rapporti annuali del Ministero della salute confermano che nei territori in cui operano i CCFF è più evidente la riduzione del ricorso all'IVG
promozione della salute sessuale e della fertilità in età adolescenziale
riduzione delle gravidanze indesiderate in età adolescenziale
minori costi sanitari e sociali per l'assistenza di gravidanze a rischio
consulenza preconcezionale
promozione di stili di vita sani per prevenzione gravidanze a rischio e patologie dei nascituri
minori costi sanitari e sociali a breve - medio e lungo termine
 
Nei paesi anglosassoni la stima sui ritorni economici degli interventi precoci di sostegno alla relazione madre bambino è stata calcolata da due-tre volte a dieci-quindici volte quanto investito 
sostegno gravidanza e gruppi di accompagnamento alla nascita
riduzione dell'eccessiva medicalizzazione
migliori esiti per la gravidanza e il parto
riduzione del n° di parti cesarei
sostegno alla genitorialità e promozione di azioni efficaci per la salute del bambino
maggiore soddisfazione nella relazione madre padre bambino
attivazione di reti di mutuo aiuto tra pari
promozione allattamento seno
riduzione del n° di patologie per incidenti e per SIDS

Se al contrario non si riconosce il valore e l’efficacia di investire sulla “base” della piramide dei servizi sanitari e sociosanitari significa che l’obiettivo non è lo stato di salute della popolazione e che il modello di riferimento non è quello del servizio sanitario pubblico, ma un sistema che incentiverà il ricorso alle assicurazioni private, moltiplicando le prestazioni specialistiche che saranno accessibili solo per chi se le potrà permettere.

Per questo ci stupisce leggere nel “Piano Famiglia” formulato di recente dal governo, un attacco al modello consultoriale in quanto tale, soprattutto perché caratterizzato come servizio di genere, dimenticando che tutte le agenzie internazionali considerano prioritario intervenire per la salute delle donne, ritenute target strategico per la possibilità di incidere in termini di salute sull’intera popolazione, oltre che per la necessità di riequilibrare le discriminazioni che le colpiscono per quanto attiene tutti quei fattori considerati determinanti di salute.

Ci preme invece ricordare che «quando le donne stanno bene, tutto il mondo sta meglio» e lo afferma un grande economista contemporaneo come Amartya Sen!


1 commento:

  1. luisa Laurelli29 agosto 2012 12:07

    Condivido totalmente il contenuto dell'articolo e visto che si deve comunque risparmiare sulla spesa pubblica, penso che nel valutare costi-benefici debbano essere finalmente evidenziati i benefici di salute ottenuti da quando c'è il consultorio. Perchè la consulta non chiede di incontrare i rappresentanti del governo in modo da contrastare stereotipi conosciuti e chiedere politiche di genere e per la famiglia, in linea con le funzioni consultoriali? Colpire i consultori significa spremere un limone più che spremuto. Luisa Laurelli

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