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12 febbraio 2012

I consultori e la par condicio

di Pina Adorno

Sconcertante la vicenda della delibera Cota in Piemonte, che consentiva l’attività delle associazioni pro life all’interno dei consultori pubblici, impugnata dall’associazione Casa delle Donne e respinta dalla sentenza del Tar del Piemonte, sentenza che peraltro estende alla Casa delle Donne la possibilità di operare all’interno dei consultori.

Un epilogo che svela platealmente l’uso strumentale che viene fatto delle donne e della loro salute. Proviamo ad immaginare questo scenario di guerra, nel quale la donna non viene rispettata e sostenuta nel suo percorso decisionale nei confronti di un inizio di gravidanza problematica, ma viene “contesa” tra ‘fazioni opposte’, almeno è così che il giudice amministrativo vede la cosa.

E proviamo ad immaginare come gli operatori possano svolgere serenamente e lucidamente il proprio ruolo, che comporta la costruzione delle condizioni che consentano alla donna di guardare consapevolmente alle proprie risorse e possibilità, e di prendere una decisione nella libertà che una legge dello Stato, la 194/78, le riconosce.

Questa sentenza, che viene a distanza di poche ore dal tentativo dell’assessore regionale ai servizi sociali di cancellare in un sol momento i consultori del Lazio, dimostra ancora una volta, se ce ne fosse bisogno, il disegno violento e offensivo in atto da parte di forze irresponsabili il cui obiettivo è quello di cancellare i diritti delle donne e attentare alla loro salute ricacciandole nella piaga dell’aborto clandestino.

Lo dicono tutte le statistiche e i rapporti annuali del Ministro della Salute: l’interruzione volontaria della gravidanza in Italia è in continua diminuzione, e questo è vero soprattutto laddove la presenza dei consultori pubblici è più significativa.

L’offensiva contro i consultori e contro le donne è ingiustificata, strumentale e colpevole. Ipotizzare la necessità della presenza di “difensori della vita” nei consultori significa affermare che gli operatori dei consultori - che sono professionisti della salute, oltre che funzionari pubblici a tutti gli effetti, e non attivisti politici estremisti - lavorano per la morte. Una interpretazione assurda! Come affermare che in un reparto oculistico ospedaliero ci debbano essere anche associazioni contro l’uso degli occhiali, così la par condicio è assicurata.

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